Stati Uniti. Epilogo tragicomico per Trump. Era il presidente giusto per gli americani creduloni

Un paese dove sono stati assassinati una cinquantina di eminenti uomini politici, tra i quali alcuni presidenti molto popolari come Lincoln e Kennedy, ha le spalle abbastanza larghe per

metabolizzare la tragicomica parentesi di un Parlamento lasciato per qualche ora in balia di suprematisti travestiti da Batman o da capi Sioux, e spinti ad agire dalla stessa Casa Bianca.
In fondo è il naturale epilogo di una presidenza nata nel segno del camuffamento e del disprezzo per ogni principio di realtà.  Quando Donald Trump fu eletto, nel novembre del 2016, Politifact, uno dei più importanti portali di fact checking al mondo,

certificò che nei suoi comizi elettorali c’era stato  l’1% di affermazioni vere, il 7% di prevalentemente vere, il 14% di mezze falsità, il 17% di dichiarazioni perlopiù false, il 41% di totali falsità e ben un 20% di pants on fire, cioè bugie inverosimili.
Trump  aveva imboccato la via più breve per entrare in sintonia con quell’America profonda  convinta che i medici abbiano creato intenzionalmente il virus dell’Aids, che la teoria del riscaldamento globale sia stata inventata di sana pianta, che i banchieri ebrei pianifichino omicidi e che la Grande Depressione sia stata provocata dalle elites per ridurre i salari degli operai, per non citare che alcune delle più diffuse teorie del complotto censite negli Stati Uniti nei libri del professor Cass Sunstein. Interrogata sulle ragioni del dilagare di tante fake news, la storica Jill Lepore  ha dato una risposta sintetica: ci sono molte persone – ha detto – che guadagnano molti soldi convincendo gli americani a odiarsi tra loro.  Qualcosa del genere dev’essere successo negli ultimi anni non solo in America. 

Paolo Pagliaro