L’anno che finisce, l’anno che verrà: valutazione e auspici

di Massimo Veltri

Una persona non provvista della sfera di cristallo ma che comunque ha vissuto guardandosi attorno l’anno che s’avvia al termine, e si interroga sul futuro-quello prossimo, imminente e

non oltre-può abbandonarsi all’ottimismo o a una ragionevole-non utopistica , non catastrofica-prospezione preceduta da una sintetica valutazione. La valutazione
Al di là dell’ovvio e della retorica, per incominciare dalla politica, quella nazionale, l’anno era cominciato proseguendo con un governo fra alleati per forza: Pd più 5Stelle, per sottrarre all’impresentabile (se pur stravotata) Lega di Salvini la postazione di comando. Fra compromessi, tavoli, cedimenti e concessioni, la barca navigava seppur stentatamente. La politica, quella

regionale, aveva esordito invece con la vittoria delle liste Forza Italia-Lega-FdI che aveva incoronato l’onorevole Santelli presidente della giunta regionale più annessi e connessi fra cui spiccavano il vice presidente e l’assessore all’ambiente (di più non dico). Si chiude, la pagina politica, con l’elezione di Biden e la sconfitta di Trump alle elezioni USA, e questa è una buona notizia: l’unica ma nient’affatto marginale, su questo versante. Abbiamo incominciato con la politica in quanto checché se ne voglia dire, in buona o cattiva fede che sia, pur non attribuendo a questa poteri demiurgici o cibernetici (come dice Anthony Giddens) la nostra vita, dalla politica è governata. E infatti…
Infatti da marzo viviamo in tempi di Coronavirus, che sta stravolgendo tutto e tutti: pure la politica. Come si sono affrontati, il virus, le sue vittime, il fronteggiarlo, superarlo, se non con gli strumenti che governo, regioni, comuni: leggi la politica, hanno messo in campo? Il sistema sanitario pubblico, nazionale e periferico,  ridotto a un colabrodo non dal destino o da misteriosi agenti esterni chi lo ha voluto, disegnato, in questi termini, stracciato, desertificato, umiliato nelle sue straordinarie professionalità mediche e paramediche? Lo ha voluto una visione che ha teso pervicacemente a sottrarre allo Stato pertinenze e mandati costituzionali, in nome di una concezione aziendalistica e privatistica che grida vendetta. Che dire poi dell’osceno balletto che stiamo vivendo fra Stato centrale e Regioni che duellano con sistematica pervicacia su attribuzioni, competenze, primato, dopo la scellerata scelta del 2001 con la modifica della Carta costituzionale che non solo ha creato pasticci ma ha, soprattutto, ingenerato ingiustizie, distorsioni, asimmetrie nel campo sanitario, è vero, ma in tutti gli ambiti della vita civile, in barba a ogni elementare principio di sussidiarietà, di leale cooperazione, di senso unitario del paese. Il virus intanto avanza, le vittime crescono-in Italia più che nelle altre parti d’Europa- le disposizioni fra decine e decine di DCPM, contraddittori, confusi, continui si accavallano, le task force si  moltiplicano, le Assemblee elettive relegate a meri strumenti ratificatori. I fondi, le risorse finanziarie la UE le ha disposte: attende che si facciano i piani di utilizzo e le riforme: in quale direzione, da parte di chi? Il governo è stretto fra due fuochi e si ventilano rischi di crisi, ché di rimpasto non c’è bisogno: pannicelli caldi. C’è, in proposito chi grida allarmato il suo no a toccare questo governo, chi auspica e chiede invece un esecutivo più incisivo, coeso, proiettato in avanti. Il Mezzogiorno e la Calabria in particolare stentano. Fra filmetti pseudopubblicitari edulcorati di Muccino, ritardi enormi nello scegliere un Commissario alla sanità calabrese, l’arresto del Presidente del Consiglio regionale, la morte della presidente Santelli e l’intronazione di un improbabile vice al soglio della presidenza, se pure ff, spicca una possibile e auspicabile via d’uscita: federare le Regioni del sud così che progetti strategici di portata infraregionale da varare coi fondi europei trovino una sede di coordinamento e sostegno. Un’ipotesi, questa, che sta trovando già convinte adesioni e cresce di ora in ora, in termini di analisi e approfondimento.
Gli auspici, quelli ragionevoli
Il primo, forse minore, ma espressione di tante implicazioni, di carattere diverso: Piazza Fera, il salotto o comunque il centro della città, è sotto i sigilli delle autorità giudiziarie dalla primavera scorsa. Col 2021 sarebbe cosa buona e giusta si riaprisse, facendo luce e giustizia, s’intende. Nel 2021 si voterà pure per la Regione: lasciamo stare i nomi, dio ne scampi, che girano sia sinistra che a destra. La discussione svolta  da più parti sull’identità calabrese, sui suoi tratti caratteristici, sulla sua specificità, sulla sua ‘unicità’, a volte di chiari tratti lombrosiani, pure difensiva, per fortuna impietosa ma con grande dignità e verità in pochi ma altissimi casi, porterà a delineare il profilo di una nuova classe dirigente che rediga e porti avanti un programma serio, meditato, realizzabile? Una classe dirigente fatta di responsabilità, senso civico, improntata al ben comune in un impianto europeo e mediterraneo: per ora è un auspicio, al più, dicevamo, ragionevole.
Il secondo: il governo Conte necessita di forti discontinuità, senza per questo dover ricorrere alle urne. Un esecutivo che sappia infondere fiducia e certezze agli italiani, esalti le istanze democratiche e i saperi delle tante espressioni tecniche e culturali finora compresse nel cassetto. Si fa fatica a comprendere quelli che difendono questo gabinetto come ultima spiaggia o come migliore possibile.
Il terzo: avviare la fase di una inversione di marcia della sciagurata modifica del Titolo V della Costituzione, inverare le condizioni per uno stato sì snello, sì funzionante ma soprattutto con precise e imprescindibili attribuzioni centralizzate e che sappia dialogare con equilibrio con il mondo della produzione e delle professione oltre che dei mestieri.
Il quarto e ultimo, che poi è il primo, quello che se non si affronta e risolve tutto il resto è aria fritta. Il virus, che è possibile continui a funestarci per anni ancora, con conseguente letali, di equilibri psicofisici, relazionali, economici ma soprattutto di vittime, fra negazionisti-ancora ce ne sono-minimalisti e catastrofisti c’è bisogno della piena consapevolezza di chi guida il paese perché metta in essere tutte le misure che rinverrà quali necessarie, imprescindibili, dolorose, impopolari pure. Perciò ci vuole un governo forte, autorevole, deciso.