Nel mio album metto dentro la speranza di un domani, certamente diverso, ma migliore

di Fausto Sposato

C’è, durante l’anno,  un momento in cui provi a tracciare un bilancio di ciò che è stato fatto e cerchi,  confusamente, di  racchiudere, quanto accaduto, in pochi fotogrammi.

Non è un lavoro semplice perché tendi sempre a volerti portare dentro di tutto e di più, ma la scelta è obbligata e deve ridursi a pochi scatti. Certo nessuno poteva immaginare, dopo un inizio di anno tranquillo, di dovere fare i conti con una tragedia così grande, sotto ogni aspetto. Ma non si può  rinunciare a vivere solo perché un maledettissimo essere piccolissimo ha deciso di ingerirsi nella vita di tutti noi. La prudenza e l’attenzione devono essere al massimo ed il rispetto delle regole ha evitato che tutto precipitasse.

Proprio per questo molti dei fotogrammi che racchiudo nel mio album personale, si riferiscono a questa situazione che, bene o male, ci ha insegnato(non a tutti) che insieme si potrà tornare alla normalità. Per questo non posso fare a meno di portare dentro le immagini dei tanti operatori che hanno prestato la loro opera nelle situazioni più critiche ed inaspettate, sacrificando i loro affetti; porto dentro le tantissime telefonate dei colleghi che cercavano una spiegazione a ciò che stava succedendo  ed una parola di conforto; porto le immagini dei tanti che sono rimasti per ore e per giorni in attesa, davanti agli ospedali, di notizie dei loro cari;  di chi è andato via senza nemmeno un ultimo saluto ed il pianto di figli, genitori e congiunti; porto dentro i visi di chi ha perso il lavoro, di chi ha perso la dignità e di chi, quella stessa dignità, non l’ha mai svenduta;  di chi ha dovuto allontanarsi da casa e di chi in quella casa non è potuto nemmeno rientrare; porto dentro le opinioni(?) dei tanti, troppi esperti del nulla sempre pronti a criticare; porto dentro il coraggio di chi non ha mai fatto passi indietro nonostante la paura; mi porto i gesti dei tanti, che pur avendo poco hanno dato agli altri ed anche  di chi avendo tanto ha donato solo la propria arroganza; porto dentro chi, nonostante tutto, trova il modo ed il tempo per un sorriso e  per una parola buona; porto dentro gli sguardi persi nel vuoto di chi non ha potuto neanche sentire il tocco di una carezza a causa delle tante ma necessarie barriere; porto dentro le storie di una umanità sorpresa ed impaurita, di un popolo che ha capito in ritardo ma che, con orgoglio, sta provando a rialzarsi; porto con me le vite raccontate e viste attraverso i social e la TV; porto con me i visi allegri dei bimbi, i loro sorrisi  che rallegravano le giornate colorate d’autunno; e la bellezza del tempo vissuto lentamente ed i colori delle luci di Natale; porto dentro  la speranza di un futuro, certamente diverso, ma migliore; mi porto la certezza che passerà, come ogni cosa, pur lasciando cicatrici profonde e vite spezzate, ma passerà, perché la vita non può essere vissuta dietro una maschera, che non sia quella della festa di carnevale. Sarà questo il mio album di scatti e fotogrammi,  che racchiudono un anno diverso dagli altri e diverso da come lo immaginavo. Ma è un altro anno vissuto, bene o male, è un anno di vita, della mia vita. E mi appartiene.