Assalto al Congresso Usa, l’informazione alla camomilla del Tg2 svegliata, poi, dalla realtà

Come tanti la sera dell’Epifania ho visto la diretta dell’assalto al Capitol Hill. L’ho seguita su una rete che non vedo mai, il Tg2, che mi dicono sia a trazione leghista. All’inizio, per quanto la situazione apparisse grave, sembrava un normale servizio di informazione. C’era la

conduttrice, c’erano gli ospiti, c’erano i collegamenti con il Campidoglio. A prima vista, testimonianze bene assortite in grado di farsi una opinione, la più neutrale possibile. Anche se le immagini parlavano da sole, non c’era bisogno di un particolare sforzo per capire cosa stesse accadendo.

Tuttavia a me è sembrata immediatamente una corrispondenza alla camomilla, con commenti che prendevano atto di una situazione eccezionale, ma condita da una strana tolleranza confronti di Trump che veniva, se non giustificato, tollerato, in quanto portatore di cose buone durante il suo mandato presidenziale.

E poi s’è notato subito che l’edificio non fosse protetto da polizia, sicché sarebbe stato facile per i rivoltosi penetrare nel palazzo. Un perché immediato.

A un certo punto il collegamento ha cambiato registro, anche perché la “protesta”, ma poi è stata chiamata col vero sostantivo “insurrezione”. Il tono e i contenuti sono cambiati quando è intervenuto in voce, Antonio Di Bella, direttore di Rainews, il quale ha detto, cito a memoria, «smettiamola di minimizzare, qui il fatto è di una gravità assoluta». Insomma, la correzione di una pericolosa deriva informativa è arrivata dall’interno della stessa Rai a trasmissione iniziata. C’è stata una sorta di inversione a U.

I fatti, in un crescendo rossiniano, si sono incaricati di dare le vere dimensioni di quello che stava accadendo realmente a Washington. E così la diretta del Tg2 si è allineata a un minimo di realtà, grazie anche a dei contributi oggettivi, come quello di Maurizio Molinari, direttore di “Repubblica” ed esperto di politica estera essendo stato per molti anni corrispondente per la “Stampa” di Torino dagli Sati Uniti.

Il giorno dopo l’Auditel Tg2 Post ci ha fatto sapere che la diretta ha registrato una media di 1.620.000 spettatori. Share pari a 6 punti percentuali.

Nel frattempo, su un altro canale, litigavano, tenendosi a debita distanza, Maria Giovanna Maglie e Alan Friedman, noti opinionisti. Quest’ultimo ha definito Trump: «È squilibrato e pericoloso, non rispetta la democrazia. Non si è mai visto un presidente degli Usa incitare alla violenza. Non è un colpo di Stato, ma un’insurrezione, il tentativo di prendere d’assalto il nostro Parlamento. Noi americani non abbiamo mai vissuto questa esperienza».

La Maglie (fan di Trump), aveva commentato: «Una vera serataccia non ce l’ho col conduttore, è complicato in certe situazioni, ma il conformismo è stato disgustoso». Questo dualismo è proseguito e prosegue in modo più raffinato aggrappandosi alle forme lessicali più facili. Si discute, per esempio, se l’assalto al Capitol Hill sia stato “fascista” o meno.

Bruno Gemelli