Avere la cittadinanza italiana è dura. Altro che “ius soli”, “ius culturae”, “ius sanguinis”

L’ultimo tentativo, andato in fumo, di riforma della legge per l’ottenimento della cittadinanza italiana risale al 2015, quando la Camera approvò ( 310 sì, 66 no e 83 astenuti)

la proposta di legge che introduceva anche in Italia uno ius soli temperato e uno ius culturae. Il testo, però, non passò mai per il voto del Senato, restando quindi lettera morta a fine legislatura, nel 2017. Da allora, nulla è cambiato per i figli degli stranieri regolarmente residenti nel nostro paese. Anzi, con le nuove disposizioni di legge, come i decreti sicurezza voluti dall’ex

ministro dell’Interno Matteo Salvini, i tempi per chi richiede la cittadinanza italiana si sono allungati. I decreti (convertiti nella legge 132 del 2018) infatti fanno passare da due a quattro anni il periodo di attesa per chi chiede di diventare cittadino italiano per naturalizzazione (almeno 10 anni di residenza continuativa nel paese) o per matrimonio. Proprio per questo ha destato scalpore di recente il caso del calciatore uruguaiano Luis Suarez, che ha cercato di ottenere la cittadinanza italiana per matrimonio (è sposato con una donna uruguaiana ma con passaporto anche italiano) in tempi record per poter essere tesserato con la squadra della Juventus.

Da subito il caso ha acceso diverse polemiche, in particolare tra le persone che vivono da anni in Italia e attendono di poter essere riconosciuti italiani, come Fatjona Lamce  cresciuta qui e che oggi ha un marito e due figlie italiane. Nonostante questo, però, ha rischiato di essere rimandata in Albania con un foglio di via perché è l’unica della sua famiglia a non essere italiana. Una storia analoga a quella di Luca Neves, nato in Italia da genitori capoverdiani, ma irregolare per la legge del nostro paese. 

Intanto i dati ci dicono che sono sempre di più gli alunni stranieri nelle classi italiane. Di questi, secondo l’ultimo rapporto Caritas-Migrantes, il 64% è nato in Italia ma non ha ancora la cittadinanza. Un dato sottolineato anche nel Dossier statistico Immigrazione di Idos secondo cui crescono, ma a rilento, le acquisizioni di cittadinanza da parte dei figli dei migranti, diventate ormai quasi pari alle acquisizioni dei discendenti degli italiani che vivono all’estero. Sul fronte legislativo l’unica novità ha riguardato la modifica dei decreti sicurezza. Nel nuovo decreto Immigrazione è stata affrontata anche la questione dell’allungamento dei tempi per le domande di cittadinanza, che ora passano da 4 a 3 anni. Il provvedimento non ha effetto retroattivo.