Sul Recovery fund nessun segreto o tentativi di golpe. Si passerà dal cdm e dal Parlamento

di Vincenzo Amendola*

Noi ci atteniamo alle tempistiche di Bruxelles, il ritardo del nostro piano è un ritornello da giorni. il vero ritardo l’ha causato il veto di Polonia e Ungheria che è caduto.

Alcuni pensano che questo piano sia una legge di bilancio o la panacea di tutti i mali, invece segue le linee indicate dall’accordo del 21 luglio dove si decise tutti e 27 di investire nella transizione ecologica e digitale. La Ue rimanda agli Stati le definizioni dei poteri delle task force. Per ora c’è un lavoro tra i tecnici dei ministeri per definire i contorni di una norma che invieremo in Parlamento. Non c’è nessun segreto di

Stato o tentativi di golpe, come sento dire. La verità è che i fondi vanno impegnati al 2023 e spesi al 2026, pena la perdita secca se i progetti non si realizzassero e la proposta verrà discussa in Cdm e poi in Parlamento. Tutti potranno proporre soluzioni migliorative, consapevoli però del cronoprogramma. Come in passato, vedi Expo o Ponte Morandi, se obiettivi e rischi sono chiari, le norme vengono di conseguenza ed i manager avranno un compito molto complicato e lo dovranno fare a tempo pieno per i prossimi sei anni. I nomi saranno scelti in base alle capacità tecniche e alla passione per questa impresa comune.

*Ministro agli Affari europei

(Fonte Sole 24ore)