Mittal-Invitalia c’è l’accordo. Torna lo Stato nella gestione delle acciaierie dell’ex Ilva

di Astolfo Perrongelli

Avrà avuto problemi a procurare, in piena pandemia, mascherine e guanti, ha avuto difficoltà nella distribuzione dei banchi di scuola con le rotelle.

Tuttavia, una cosa buona al super commissario, Domenico Arcuri, è riuscita. Ossia, chiudere la pratica delle acciaierie ex Ilva. Infatti, grazie anche ad Arcuri torna lo Stato nella gestione delle acciaierie dell’ex Ilva. ArcelorMittal e Invitalia (di cui Arcuri è un manager di primo piano) hanno firmato l’accordo che consente alla società controllata dal Mef di entrare al 50%, per poi

salire al 60%, nella compagine azionaria della Am Investco che ha in gestione gli impianti siderurgici in Italia. La sinergia tra ArcelorMIttal e Invitalia prevede un aumento di capitale di AmInvest Co.Italy Spa per 400 milioni di Euro, che darà a Invitalia il 50% dei diritti di voto della società. A maggio del 2022 è programmato, poi, un secondo aumento di capitale, che sarà sottoscritto fino a 680 milioni da parte di Invitalia e fino a 70 milioni di parte di Arcelor Mittal. Al termine dell’operazione Invitalia sarà l’azionista di maggioranza con il 60% del capitale della società, avendo Arcelor Mittal il 40%. Lo rende noto un comunicato diffuso da Invitalia. L’accordo fra Mittal e Invitalia per il passaggio del controllo dello stabilimento di Taranto prevede “un articolato piano di investimenti ambientali e industriali”. E’ quanto si legge nella nota del Mef. “Sarà tra l’altro avviato il processo di decarbonizzazione dello stabilimento, con l’attivazione di un forno elettrico capace di produrre fino a 2,5 milioni di tonnellate l’anno”. Il deal messo in atto fra Arcelor Invitalia prevede “il completo assorbimento, nell’arco del piano, dei 10.700 lavoratori impegnati nello stabilimento”.