Le esposizioni ambientali potenzialmente dannose e le inadempienze dello Stato

di Stefania Valente

Il contrasto alla pandemia legata al Covid-19 sembra aver messo in secondo piano le altre questioni di interesse globale. Non si fermano, tuttavia, le azioni delle

Corti Europee ed Internazionali in materia di tutela ambientale. A distanza di pochi giorni dall’apertura di due procedure di infrazione contro l’Italia, quelle per l’inquinamento da PM 2,5 e rifiuti radioattivi, il 10 novembre 2020,  nella causa C-644/18 avente ad oggetto il ricorso per inadempimento promosso dalla Commissione Europea contro la Repubblica Italiana, la Corte di giustizia dell’Unione Europea, riunita in Grande Sezione,

ha condannato l’Italia per essere venuta meno agli obblighi sanciti dalla direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che prevedono l’adozione di misure appropriate per garantire il rispetto dei valori limite fissati per la concentrazione di particelle PM10, limiti superati in maniera “sistematica e continuata” tra il 2008 ed il 2017, in diverse zone del territorio italiano. Decisione che si inserisce in un quadro alquanto allarmante se si pone mente non solo alla statuizione di un’altra importantissima Corte, quella Europea dei Diritti dell’Uomo che il 24 gennaio del 2019, pronunciandosi sul caso ILVA ha condannato lo Stato italiano per violazione del diritto alla vita privata (art. 8 CEDU) e del diritto ad un ricorso effettivo (art. 13 CEDU) dei ricorrenti ma, anche e soprattutto, al procedimento aperto dinanzi alla stessa Corte di Strasburgo, per lo scandalo legato alla Terra dei fuochi, avendo questa, circa un anno fa, considerato ammissibili, in via preliminare, i ricorsi presentati da cittadini e associazioni che lamentavano gravi violazioni dei diritti umani, a causa dell’inquinamento esistente in una vasta area della Campania. All’interno di tale area, infatti, gli incendi dei rifiuti, l’interramento di quelli pericolosi, gli abbandoni incontrollati e la gestione di discariche non autorizzate, avrebbero, secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità determinato un eccesso di mortalità, di incidenza tumorale (anche sui bambini) e di ospedalizzazione per diverse patologie, relativamente alla popolazione presente nelle province di Napoli e Caserta.

Se l’OMS nel suo ultimo rapporto “Ambient Air Pollution”, pubblicato a settembre del 2016, ha stimato che nel 2010 l’inquinamento atmosferico in Europa è costato in termini di morti premature e di malattie circa 1.600 miliardi di dollari, cifra quasi equivalente ad un decimo del prodotto interno lordo dell’UE nel 2013 ed ha invitato i governi ad agire per l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico, optando per un graduale abbandono delle fonti fossili di produzione di energia, l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili (eolica e solare), sistemi di trasporto urbano più sostenibili e politiche atte a contrastare la combustione incontrollata dei rifiuti, nel recente Summit sul clima, New York, 21-22 settembre 2019, l’ONU ha chiesto ufficialmente a tutti i governi del mondo di ridurre le emissioni, di non costruire nuove centrali a carbone e di convertire quelle esistenti. Ciò, anche, al fine di perseguire l’obiettivo contemplato nell’Accordo di Parigi sul clima che è quello di contenere l’aumento di temperatura ben al di sotto dei due gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali e l’impegno a limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi, arrivando così nel 2050 ad emissioni zero. Nel contesto nazionale, oltre all’adozione delle “Misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE” (D.L. 14/10/2019 n. 11), si è cercato, nell’ambito sanitario dei Nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) di includere le attività e le prestazioni volte a tutelare la salute e la sicurezza della comunità non solo dai rischi infettivi ma anche ambientali e dai rischi collegati alle condizioni di lavoro e agli stili di vita. Il sistema sanitario dovrà, tuttavia, sviluppare meccanismi di penetrazione maggiori, non solo potenziando sistemi integrati di prevenzione ambientale e la promozione di stili di vita ecosostenibili, attraverso anche la sinergia con operatori di altri settori, ma anche implementando la rete dei “medici sentinella” per la sorveglianza delle malattie correlate all’ambiente e sostenendo la ricerca scientifica sulle tematiche legate al nostro habitat naturale.