A scuola ritorna l’educazione civica per rivitalizzare i valori della legalità

di Francesca Rennis

L’educazione civica a scuola pretende e si prende i suoi spazi. Lo decide una legge, la n.ro 92 del 20 agosto 2019, integrata dalle Linee guida pubblicate il 22 giugno 2020 che delineano il quadro di riferimento per l’attuazione della legge stessa

nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Fin dal suo primo inserimento nel curricolo scolastico, nel 1958, era compresa come “ancella” all’insegnamento di Storia, per cadere nel dimenticatoio negli anni 70 e 80 quando emergeva forte l’esigenza di una riforma degli ordinamenti e riapparire nel 2008 nella formula “Cittadinanza e Costituzione” sempre all’interno delle aree storico-geografica e storico-sociale (Legge 30 ottobre 2008, n. 169).

Ora (e direi finalmente!) le si spalancano i portoni con tanto di tappeti rossi per implementare un insegnamento che non è solo di tipo conoscitivo, perché valorizza comportamenti adeguati alla diffusione di una cultura della legalità soprattutto in ambito di cittadinanza digitale e di educazione ambientale. Con l’introduzione obbligatoria dell’educazione civica la scuola lascia alle spalle, comprendendoli come obsoleti, insegnamenti dogmatici e trasmissivi traducendo nel fare e nel comportamento degli studenti autoconsapevolezza e riflessione critica sul presente e sulla memoria. Certo, il costruttivismo ha dato i suoi frutti, ma forse ancora di più gli appelli dal mondo di pedagogisti e filosofi, le innovazioni educativo-didattiche, gli eventi drammatici legati al bullismo e al cyberbullismo e i conseguenti sbocchi legislativi, i rischi dell’abbandono scolastico e di una mentalità giovanile sempre più improntata – avvisava già Galimberti più di dieci anni fa – sui disvalori del nichilismo “ospite inquietante” delle nuove generazioni. L’accento sull’inclusione scolastica, che scansava in un angolo buio lo stesso concetto di integrazione, ha sostenuto l’esigenza di rimettere mano al curricolo scolastico introducendo questa disciplina con valenza interdisciplinare. La dispersione scolastica si misura infatti con le capacità di inclusione del sistema democratico che conserva notevoli falle di esclusione dal mondo del lavoro. L’inserimento dell’educazione civica rientra senza dubbio in questa doppia esigenza socio-culturale ed economica.Già nei principi elencati nell’art. 1 della legge si percepisce questa tensione determinata dal bisogno di formazione alla cittadinanza che non sia solo formale. Formazione che si distingue da profili ormai desueti di istruzione ed educazione in quanto “contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale e sociale delle comunità, nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri”.Il comma 3 dell’art. 2 è forse quello meno digeribile dalle istituzioni scolastiche perché prevede uno sforzo organizzativo particolarmente rilevante: “Le istituzioni scolastiche prevedono nel curricolo di istituto l’insegnamento trasversale dell’educazione civica, specificandone anche, per ciascun anno di corso, l’orario, che non può essere inferiore a 33 ore annue, da svolgersi nell’ambito del monte orario obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti. Per raggiungere il predetto orario gli istituti scolastici possono avvalersi della quota di autonomia utile per modificare il curricolo”.In tempi di riorganizzazione didattica dovuta al Covid-19, con l’inserimento obbligatorio della DDI e della DAD, per permettere l’insegnamento della nuova disciplina le scuole si sono dovute confrontare con la capacità di flessibilità interna, non solo del monte orario, ma anche degli stessi insegnamenti nonché con la capacità stessa degli insegnanti di muoversi in zone affini alle singole discipline. La sfida è in atto soprattutto a livello didattico dove si sperimentano nuove strategie e metodologie e si avvale, in modo tutt’altro che marginale, della presenza nelle scuole di un valido e cospicuo organico di potenziamento sulle classi di concorso giuridico-aziendali. Per dare un’idea potrei parlare di un vero e proprio “contingente”.Tutor, docente di coordinamento nei singoli consigli di classe, docente con compiti di insegnamento della disciplina, valutazione sono i principali elementi di novità per l’introduzione della nuova disciplina. Una disciplina autonoma e, nello stesso tempo, agganciata alle altre in un’ottica, appunto, interdisciplinare che non modifica il monte ore settimanale, non comporta ore eccedenti né spese erariali aggiuntive. L’art. 3 prospetta la definizione delle linee guida per le quali si sono attesi dieci mesi. Anticipa comunque le tematiche fondamentali del curricolo capite come “obiettivi” di apprendimento, ma dimentica di fissare – come invece promesso dal titolo – le relative competenze “finalizzate ad alimentare e rafforzare il rispetto nei confronti delle persone, degli animali e della natura” e la buona prassi. Le tematiche saranno meglio definite, infatti, nelle Linee guida così come le modalità per la definizione di competenze e obiettivi che dovranno essere individuati in ambito collegiale da ogni istituzione scolastica.  L’art. 4 sottolinea l’importanza di implementare la conoscenza della Carta costituzionale fin dalla scuola dell’infanzia. In particolare al comma 3 viene ribadito che “La conoscenza della Costituzione italiana rientra tra le competenze di cittadinanza che tutti gli studenti, di ogni percorso di istruzione e formazione, devono conseguire”. E al comma 4 viene suggerito di promuovere “attività per   sostenere l’avvicinamento responsabile e consapevole degli studenti al mondo del lavoro”.I due articoli successivi riguardano gli argomenti che dovranno essere particolarmente sviluppati, quali la Costituzione (la cui conoscenza è tanto fondamentale da essere inserita come bisogno prioritario già nel secondo principio enucleato nell’art. 1) e l’educazione alla cittadinanza digitale, che nelle Linee guida diventano insieme allo sviluppo sostenibile i nuclei concettuali prioritari.Questi aspetti vengono sottolineati nelle Linee guida dove si afferma, appunto, la centralità della Costituzione, riconosciuta “non solo come norma cardine del nostro ordinamento, ma anche come criterio per identificare diritti, doveri, compiti, comportamenti personali e istituzionali, finalizzati a promuovere il pieno sviluppo della persona e la partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. La Carta è in sostanza un codice chiaro e organico di valenza culturale e pedagogica, capace di accogliere e dare senso e orientamento in particolare alle persone che vivono nella scuola e alle discipline e alle attività che vi si svolgono”.L’art. 6 descrive le modalità con cui le scuole possono prevedere la formazione dei docenti di tutte le discipline in tema di Educazione civica, quale “insegnamento trasversale”.
I due articoli successivi si riferiscono alla collaborazione e alle interazioni della scuola con le famiglie e con il territorio, promuovendo, in particolare, esperienze extra-scolastiche degli studenti.Gli articoli 9 e 10 valorizzano quanto le scuole riusciranno ad attuare nel corso dell’anno. Viene istituito, infatti, l’Albo delle buone pratiche di educazione civica “al fine di condividere e diffondere soluzioni organizzative ed esperienze di eccellenza” e un concorso nazionale “al fine di promuoverne la diffusione nel sistema scolastico nazionale”. Il penultimo articolo della legge, l’11, prevede la relazione del Ministro dell’Istruzione alle camere sullo stato di attuazione della legge introducendo la possibilità che la disciplina venga insegnata modificando il curricolo orario con l’introduzione stabile dell’ora di educazione civica. Affermazioni che se aprono uno spiraglio in risposta alle esigenze di stabilità lavorativa dei docenti in discipline giuridiche, rischiano di creare aspettative che potrebbero far ripiombare al medioevo dell’istruzione la scuola pubblica mettendo a repentaglio quegli elementi di flessibilità, interdisciplinarietà e trasversalità, coinsegnamento, che dovrebbero sempre più distinguere la scuola del futuro. Le Linee guida salvaguardano da una tale prospettiva in quanto, in riferimento alla trasversalità dell’insegnamento ribadiscono che “La trasversalità dell’insegnamento offre un paradigma di riferimento diverso da quello delle discipline. L’educazione civica, pertanto, supera i canoni di una tradizionale disciplina, assumendo più propriamente la valenza di matrice valoriale trasversale che va coniugata con le discipline di studio, per evitare superficiali e improduttive aggregazioni di contenuti teorici e per sviluppare processi di interconnessione tra saperi disciplinari ed extradisciplinari”.

D’altra parte negli ultimi mesi, proprio tenendo conto dell’articolo 6 relativo alla formazione degli insegnanti, si è registrato un intenso e inedito pullulare di corsi di formazione di educazione civica per i docenti di ogni disciplina, alquanto affascinati e incuriositi da quanto deciso a livello normativo. Sul web si rincorrono webinar e corsi curati dalle case editrici e completamente in forma gratuita anche in parallelo alla pubblicazione di molti testi e manuali didattici. Una produzione davvero articolata e tra le più disparate che evidenziano la centralità dell’educazione civica come disciplina trasversale, coinvolgente l’intera comunità scolastica.