Informazione: si straparla del commissario alla sanità della Calabria. Ma le altre notizie?

di Paolo Pagliaro

Da settimane ormai tiene banco la questione del nuovo commissario alla sanità della Calabria. Per molti media il tema merita la stessa attenzione riservata ai grandi fatti dell’attualità, come gli sviluppi del contagio

o l’elezione di Biden. E’ un’evidente distorsione cognitiva. Nessuno, tranne forse i calabresi, fino a ieri conosceva il nome del commissario regionale alla sanità né si preoccupava di conoscerlo, così come pochi, in Italia, saprebbero dire come si chiamano o si chiamavano i commissari delle altre regioni. Già, perché la questione non riguarda solo la Calabria. Ci sono un commissario e un sub commissario anche per la sanità del Molise, e ci sono dal 2009!

Sono state commissariate fino a pochi mesi fa la Campania e il Lazio. Dal 2008 al 2016 c’è stato un commissario in Abruzzo. Sette regioni, le cinque citate più Puglia e Sicilia, sono sottoposte alla disciplina dei cosiddetti Piani di Rientro, per rendere le loro prestazioni in linea con la programmazione nazionale sotto il profilo sia della spesa sia dei livelli di assistenza. Un destino – quello dei Piani di Rientro – condiviso negli anni anche da Liguria, Sardegna e Piemonte. Per le regioni eventualmente inadempienti, il consiglio dei ministri può avviare la proceduta di commissariamento, cosa che appunto è capitata spesso. Questa ordinarietà dello straordinario è forse la vera notizia, che non riguarda solo la Calabria ma la gestione complessiva di un sistema che le regioni governano con alterna efficienza e che ai contribuenti costa 120 miliardi l’anno.