Gli scrittori: come l’arte della penna vede i tempi della pandemia

di Letizia Falzone

“L’amore ai tempi del colera”, scriveva Gabriel García Márquez, e oggi noi scrittori, con la pandemia in corso e tanto tempo per stare ancora in casa, reiventare la nostra quotidianità , i nostri orari e le nostre priorità, abbiamo

la spinta e la voglia per scrivere? Ero indecisa se scrivere o meno un articolo che parlasse della situazione che stiamo vivendo. Poi, mi sono detta che questa situazione e questa emergenza stanno minando il lavoro di tutti anche di quelli che come lavoro scrivono.

Giorno dopo giorno a rallentatore, porto avanti i miei lavori come scrittrice e come agente letterario. Prima o poi finirà, mi dico.

La voglia di scrivere non è diminuita, ma quando tutto si ferma, a che serve continuare nei propri progetti? Il Coronavirus ha acuito quelle fratture che in condizioni normali erano già pesanti e in tempi di contagio sono diventate semplicemente insostenibili. Nei primi giorni dell’emergenza, il mondo degli scrittori e delle scrittrici è sembrato ad alcuni lontano dai problemi quotidiani, lontano dalle esigenze di chi non ha redditi sicuri e risparmi a cui aggrapparsi. Un mondo di privilegiati su una torre d’avorio, insomma. Naturalmente la realtà è ben diversa. Anche perché sono pochi gli scrittori veramente privilegiati. Chi lo fa di mestiere sa che la realtà è ben più feroce.

Immagino i vari scrittori che stanno completando i loro libri chiedersi se dovranno o meno spedire i manoscritti a un editore: in molte case editrici non è rimasto nessuno, si lavora da casa, ma non credo che abbiano la mente orientata ad accettare e visionare nuovi manoscritti.

Dall’altra parte – c’è sempre un altro punto di vista da considerare – una volta che il libro è terminato, e tutto tornerà nella norma – perché tornerà nella norma, prima o poi – si penserà a spedire i propri lavori.

È su questo pensiero che io continuo a lavorare e scrivere. Quello che ho notato in questi mesi difficili è l’uscita di libri ed ebook sul Coronavirus. Ho provato a dare uno sguardo ai libri su Amazon e c’è davvero di tutto, perfino libri da colorare e libri per bambini.

Quello che mi chiedo è: in un periodo come questo, come mai viene voglia di leggere storie tristi che parlano di pandemie e fini del mondo?

Ma è altrettanto vero che le epidemie seducono i romanzieri e gli scrittori ormai da secoli.

Romanzi ed epidemie, dalla peste alla Sars, fino al Covid-19. Quasi un’attrazione fatale. Lo dicono le classifiche dei libri più venduti nelle settimane di “ quarantena”, che vedono ai primissimi posti opere come “La peste” di Camus, e “Cecità” di Saramago. Non può essere un caso, ovviamente . Da sempre la letteratura, affamata di tragedie da raccontare, è stata sedotta, diremmo “contagiata” dalle non rare vicende di pestilenze, contagi di massa, ammorbamenti che si sono succedute nei millenni.

Più d’uno scrittore, in varie epoche, anche di recente, si è cimentato nel narrare queste tragiche pagine storiche, vissute magari in diretta, o riportate, o usate come grande “metafora” per parlare dei mali e del male nel mondo.

Quale contenuto a maggior impatto emotivo può esserci, d’altra parte, che la scena di una epidemia di colera o di “morte nera”?

E quale incubo più spaventoso di una pandemia può lasciare insensibile l’ispirazione di un romanziere?

Che rientrino nel genere apocalittico, o filosofico, moralistico o cronistico, le opere dei narratori hanno la grande capacità di aprirci gli occhi sulle psicopatologie di massa che scoppiano con le epidemie, e che spesso sono più contagiose del contagio virale. Infatti, come diceva lo scrittore Dan Brown in “Inferno”: “Esiste un’unica forma di contagio che si trasmette più rapidamente di un virus, ed è la paura”.

La scrittura, per quanto possa essere uno sfogo, il più delle volte viene messa in secondo piano da lavoro, preoccupazioni e situazioni contingenti. Si cerca sempre di pensare al meglio, di dare sfogo alla fantasia, ma non è sempre semplice e se si riesce – almeno per quanto mi riguarda – al momento prediligo dare voce a storie da scrivere che abbiano in sé meno violenza e tragicità e più speranza.

Per me sapere che grazie ai miei libri posso aiutare ad evadere dalla realtà attuale  è una grande soddisfazione .

I blog seppur a singhiozzo vanno comunque avanti. Si ferma l’economia , ma la scrittura non si fermerà mai, così come il blogging. E questo è positivo: significa che certe spinte interiori funzionano ancora. E voi state scrivendo per i vostri progetti o manca la voglia di portarli avanti?