Sanità. Bisogna rompere con il passato per uscire da questa situazione emergenziale

di Valerio Formisani

L’indispensabilità del SSN, universale ed egualitario, nei confronti della risposta alla COVID-19 su tutto il territorio nazionale e aggiungerei sulla sua maggiore indispensabilità, che tutti noi abbiamo per colpa dell’ondata emergenziale

che ci ha travolti, non solo nei nostri corpi. La spinta alla privatizzazione dei servizi, la dismissione della medicina di prevenzione, il ruolo subalterno dato alla medicina di base (e alla pediatria) e alla specialistica territoriale ed a tutta l’area della prevenzione a partire dalla chiusura e mortificazione dei Consultori Familiari, la chiusura e forte ridimensionamento di alcuni ospedali del territorio, hanno fatto da contrasto non solo alla nascita

di poli privati ormai in regime di monopolio per branche di offerta ma e, cosa più grave, all’aumento “consumistico” di prestazioni sanitarie. E’ davanti a noi la riduzione del Fondo Sanitario Nazionale la perdita di posti letto, più che  dimezzati rispetto a 10 anni fa, e comunque irrisori nei confronti di altri paesi d’Europa, la riduzione e l’invecchiamento del personale sanitario, la bassa percentuale di copertura finanziaria della medicina del territorio (di base e specialistica) rispetto a quella necessaria per la copertura dei LEA .Si sposta l’offerta nel settore privato /convenzionato col supporto della spinta verso assicurazioni sanitarie individuali, con la “incosciente” programmazione del numero chiuso per l’accesso alle facoltà sanitarie e alle scuole di specializzazione (si permette però a molti giovani, a chi se lo può permettere, di frequentare ,in nome di un Europeismo di maniera, le stesse facoltà nelle nazioni prive di sbarramento  e/o a forte “ingaggio“).Ciò determina uno spolpamento della ossatura dei Servizi Sanitari ed una spinta alla privatizzazione del sapere e della professione. Alcuni di queste scelte hanno reso ancora più asimmetrica la differenza tra Nord e Sud, il primo in sofferenza, il secondo abbandonato alla marginalità ed alla gestione di veri e propri predoni e mafiosi. Non deve quindi scandalizzare, ma dovrebbe far riflettere e tanto, non solo quello che viene rappresentato della nostra sanità nelle inchieste giornalistiche ma del concetto che hanno di noi. Ma, come diciamo tutti e da molti anni non è questo il senso della nostra Costituzione e della missione del nostro SSN. Abbiamo ora il compito tutti, chi ci crede e chi non vuole subire altre inefficienze (che ribadisco fanno parte di una volontà precisa) di trasformare le inutili lamentele in proposte e programmi da mettere in opera. Tutto questo non può prescindere da un generoso ingresso di giovani professionisti nel ruolo sanitario, mettendo in campo tutte le possibilità normative e superando i blocchi imposti da lobby e corporazioni professionali Eliminare il numero chiuso alle professioni ed alle specializzazioni, inserire a pieno titolo i giovani medici e personale sanitario anche in affiancamento, negli Ospedali, negli ambulatori pubblici e convenzionati. Credo indifferibile un rafforzamento della medicina del territorio, in tutte le sue articolazioni, con la istituzione delle Unità di base del Distretto dove convivono la medicina di base (H24 )e quella specialistica con i servizi diagnostici (H12 ) .Queste unità, non affidate alla gestione dell’imprenditoria privata ,devono rappresentare il nucleo attorno al quale si sviluppano le altre aree dell’ascolto, della prevenzione e della terapia che possono fare da embrione alle Case della Salute. Riconvertire quindi non solo gli Ospedali dismessi (come anche impropriamente si sta facendo),ma riconvertire edifici comunali, regionali in strutture socio-sanitarie di primo filtro verso gli Ospedali. Non è vero che tutte le patologie acute e croniche necessitano del ricovero in Ospedale, buona parte di esse può essere trattate in strutture territoriali, dove un’integrazione dei servizi dà una migliore risposta alla persona con una minore spesa ed una migliore accoglienza. Bisogna, di molto implementare l’assistenza domiciliare intesa non solo come medicalizzata ma di supporto socio-sanitario all’ammalato ed alla famiglia e questo vale per tutte le persone fragili che domandano salute. La “riabilitazione “non può essere appaltata alle strutture convenzionate e private! Così come il supporto alla fragilità psichica. E in questa operazione di ripensamento del SSN dobbiamo dare a tutti, indipendentemente dal domicilio, etnia, religione e sessualità, le stesse opportunità e la stessa risposta alla domanda di salute. Ecco perché la necessità di rendere lo Stato nuovamente titolare della Salute dei cittadini, perchè essa è un Bene Comune non delegabile alle interpretazioni di ogni Regione. Quello che ci ha sbattuto in faccia questa situazione che è emergenziale ma che sarà riproposta, sicuramente in altre occasioni (il COVID-19 non è il primo e non sarà l’ultimo) è che esiste una fragilità/imbecillità del sistema economico (capitalistico) e del sistema eco-sanitario che non può essere più giustificata. Esiste una chiara diversità nell’affrontare queste crisi tra ricchi e poveri, tra vecchi e giovani, tra “dimoranti “e senza fissa dimora, tra donna e uomo, e questo come si vede, è non solo inaccettabile moralmente ma non sopportabile economicamente. Un discorso a parte meritano le “Case di Riposo”. Ripensare a forme di accoglienza in Famiglia, con tutti i supporti economici e socio-sanitari necessari, e ove non sia possibile, creare delle  piccole strutture (tipo -gruppi appartamento, case famiglia) gestiti dai Comuni e/o  autogestiti. La vecchiaia non è merce in disuso come non lo sono tutte le forme di fragilità fisica o mentale! Prevedere, questo si, un ruolo attivo del Comune nel modulare e proporre tutte le forme possibili di “Assistenza alla Persona“ e di concertazione e controllo delle attività  in essere delle Aziende Sanitarie Territoriali e Ospedaliere che ricadono sul suo territorio. Tutto ciò da noi non è stato fatto per incapacità e collusione! Spetta non solo alla  politica (non ai politici ) alle forze sindacali ( non ai sindacati delle varie corporazioni ) ma a noi tutti rompere con il passato e fare sì che si possa uscire da questa situazione emergenziale con una chiara proposta .Questa, ovviamente, è solo una piccola cosa che mi andava di condividere.