L’aneddotica sconfinata lo accompagnerà per sempre. Addio Maradona, campione eterno

di Bruno Gemelli

Per anni il mondo calcistico è ruotato intorno a questa domanda: il più grande calciatore al mondo è stato Pelè o Maradona? Inutile chiederlo adesso.

La risposta sarebbe scontata. È meglio, forse, lasciare il quesito appeso in aria, come i due grandi campioni si misuravano con la fisica. Tutti ricordano la mano de dios all’Inghilterra. La manina ricorda il piedino di Mariolino Corso, piede sinistro di dio, la foglia morta, che non era neppure maluccio. Personalmente di Diego Armando preferisco ricordare la serpentina che fece agli stessi albioni. Il telecronista raccontò:

«La palla a Maradona.. lo marcano in due.. va sulla destra… può passare a Burruchaga… tiene la palla.. Maradona.. Genio! Genio! ta ta ta.. goolll gooolll. Voglio piangere, oh Dio Santo, Maradona mi fa piangere, perdonatemi.. La giocata di tutti i tempi.. Oh aquilone cosmico, da quale pianeta venisti per lasciare lungo il cammino tanti inglesi, per far sì che tutto un paese col pugno chiuso potesse gridare.. Argentina! Grazie Dio per il calcio, per queste lacrime, per questo Argentina 2 – Inghilterra 0». L’Argentina perse nella guerra delle Falkland e Maradona, certo in tempi diversi, riscattò l’onore del suo popolo.

Le gesta calcistiche di Maradona me li raccontò Massimo Mauro che giocò con lui, ma anche con Platini alla Juve e Zico all’Udinese. Insomma, l’aneddotica che lo riguarda è sconfinata come sconfinata era la sua classe. Unico, irripetibile.