E dopo? Lacrime, sangue e tolleranza zero…

di Letterio Licordari

Il commento pubblicato a marzo sull’allora “Ilcasinista.com” fa parte del volume collettivo “Niente sarà come prima?” (primo dei Quaderni di Risorgimento Socialista)

assieme ad altri scritti di autorevoli saggisti, economisti, ricercatori, docenti, giuristi ed esponenti della politica e della società italiana. Lo riproponiamo attraverso la nuova veste del blog anche per lo sconcertante parallelismo tra la prima e la seconda ondata di massicci contagi che viviamo in questi tempi e che fa rimanere la domanda presente nel titolo decisamente attuale.

Quando terminerà l’emergenza per il Covid-19, oltre alla conta pietosa delle vittime, bisognerà fare i conti con uno stato sociale che sarà molto simile a quello della fine della seconda guerra mondiale. Lo sappiamo, le perifrasi non serviranno a dipingere una situazione che si preannuncia da “lacrime e sangue”. Ci troveremo nel fondo di una galleria dalla quale si potrà vedere solo l’entrata, senza poter tornare indietro, con l’obiettivo di poter scorgere l’uscita, ma sarà dura. Imprese e famiglie in crisi di liquidità, si farà fatica a riprendere la vita di sempre, pur con la ferma intenzione di mettere da parte il superfluo o i totem dell’effimero benessere derivante dal capitalismo imperante, destinato se non al fallimento ad una rivisitazione sostanziale e più aderente alla realtà. I problemi non saranno pochi, e gli economisti oggi, al pari dei ricercatori, vanno avanti per tentativi, impreparati com’erano e sono, al momento, ad affrontare questi invisibili mostri che generano morte e scombussolano i già precari equilibri (laddove esistenti) del pianeta intero. I rischi sono tanti, come un revival di borse nere e di usurai pronti a conficcare i denti da Dracula nelle giugulari della povera gente, quella che non avrà più un lavoro, quella che ha dovuto chiudere l’attività, quella che ha dovuto licenziare, quella che ha visto polverizzare tanti anni di sacrifici nello stesso modo in cui un terremotato vede cadere le macerie della casa sulla propria testa.

E tutto ciò tra le polemiche più assurde, quelle sull’effettivo ruolo di un’Unione Europea “caina” che privilegia alcuni figli e mette alla porta gli altri, che – di fede cristiana o meno – ignora il valore simbolico del figliol prodigo e quello reale degli ultimi, quelle delle fazioni opposte dei politicanti italiani, sempre pronte a farsi la guerra mentre sotto le tende del pre-triage c’è gente che soffre e che può andare incontro alla fine. Ma l’Italia dei furbi finirà? L’Italia dei corrotti e dei corruttori finirà? E finirà l’Italia che genera ragazzacci maleducati che sfidano Carabinieri e Polizia che li invitano a stare a casa e a rinunciare all’aperitivo e al footing? Finirà quell’Italia che aggredisce gli insegnanti e i medici (che in queste settimane stiamo ammirando), facendo ricadere su di loro gli errori commessi dalla malapolitica per l’istruzione e la sanità? Il “sistema” salterà, in tutto o in parte, e non solo dall’Italia si chiede una seria revisione dei trattati di Maastricht e di Lisbona, del ruolo della BCE, del peso dell’Euro, dei mercati finanziari giocattoli per cinici e spregiudicati, del ripristino della sovranità costituzionale. L’aver scardinato la porta blindata del patto di stabilità e permesso di sforare per far fronte alla contingente drammatica situazione di questo periodo è già un passo avanti. Europa si, Europa no? Chiarezza, ci vuole chiarezza sul ruolo che l’accozzaglia di Stati-membri recita a Bruxelles, nella negativa – quale extrema ratio – si potranno ipotizzare anche soluzioni diverse. E solo oggi abbiamo capito quanto fossero stati lungimiranti coloro che nel nostro Paese negli anni sessanta avviarono la nazionalizzazione, poi abilmente “smantellata”, solo oggi capiamo che le strutture pubbliche della sanità non andavano abbandonate per prostrarsi davanti agli interessi dei pochi, allargando ulteriormente la forbice del welfare e del divario tra grandi ricchi e grandi poveri. La lezione servirà? Non sarebbe necessario nessuno stato di polizia, la nostra – fino a prova contraria – è una repubblica democratica, ma chi vorrà riprendere a marciare all’insegna della corruzione, degli imbrogli, dell’evasione fiscale, della mafiosità, della prevaricazione in tutti i sensi, dovrà sapere che la tolleranza non potrà che essere “zero”.