Covid e dintorni. “Ma in chi ha un’età adulta vedo paure che un ragazzo non ha”

di Ettore Zanca

Non è solo la pandemia che ci spaventa. Credo ci sia un senso serpeggiante di inquietudine profonda. Si parla di privazioni e costrizioni per legge quando non è che prima facessimo questa gran vita da mezzanotte in poi.

No, non è quello, quella è la schermatura di qualcosa di più profondo. Non so quali fantasmi attanagliano tanti che temono di doversi rintanare in casa, ma credo siano diversi da quelli che possono inseguire i ragazzi. Loro scalpitano, hanno davanti tutta la vita, alcuni arrivano a rimpiangere la scuola e la libertà di andarci, però io quelli che incontro li vedo spaventati il giusto. Hanno lo sguardo di chi spera che passerà.

Siamo noi, siamo quelli dell’età di mezzo che stiamo sentendo qualcosa tra lo stomaco e le viscere e non è che abbiamo mangiato pesante. Credo sia che sentirci limitati per qualcosa che incombe, ci faccia sentire di colpo quel tempo prezioso. Come se qualcuno fosse entrato in casa e abbia notato un oggetto che per lui è meraviglioso e per noi non ha mai avuto importanza, ce lo ha chiesto in regalo e noi con indifferenza quasi irritante lo abbiamo donato senza remore.

Poi una volta che ci è stato portato via abbiamo sentito pruriti ad altezza petto. E questo ci riporta a vite diverse, a momenti in cui pensavamo che ci saremmo rotolati tra le lenzuola del mondo amando la vita con passione e invece ci siamo addormentati al crepuscolo dell’ennesima giornata sacrificata all’altare del lavoro ripetitivo. Oppure è la paura di non saper vedere il futuro. Perché da tutto questo dipendono sorti di resistenza del proprio lavoro. Ma anche timore di dover guardare in faccia chi compone la nostra vita e per la prima volta accorgersi che i monosillabi di cortesia a tavola dopo giornate da estranei potrebbero non bastare. Non so se è un’impressione mia, ma in chi ha un’età adulta vedo paure che un ragazzo non ha. Aver perso il passato, aver sprecato il presente, non saper coniugare il futuro. Aver perso tempo. Perso come una sconfitta.