Premi IG-Nobel, l’autoironia può stimolare l’interesse verso la scienza?

di Letterio Licordari

Ogni anno, dal 1991, a dieci ricercatori di tutto il pianeta, la rivista statunitense “Annals of improbable research”, che è una pubblicazione satirica “specializzata” in “umorismo scientifico”, assegna il premio “Ig-Nobel”

che già nella denominazione costituisce un sottile gioco di parole tra “Nobel” e “ignobile”. La recente 30^ edizione di questi singolari premi si è tenuta per la prima volta, quest’anno, senza la presenza del pubblico, ma in precedenza la consegna dei riconoscimenti è avvenuta “ritualmente” nel corso di una serata di gala al Sanders Theatre dell’Università di Harvard.

Difatti, il premio è patrocinato dalla Harvard Computer Society, dalla Harvard-Radcliffe Science Fiction Association e dalla Harvard-Radcliffe Society of Physics Students. Le segnalazioni per i riconoscimenti riguardano ricerche “strane, divertenti, e perfino assurde” e i premi riguardano “l’insolito, l’immaginifico, stimolando l’interesse verso la scienza, la medicina, e la tecnologia”. Non poche volte l’assegnazione dei premi ha sollevato critiche, ma l’obiettivo degli organizzatori è quello di attirare l’attenzione su articoli scientifici pubblicati su riviste del settore che presentano elementi di “divertimento” o di “curiosità”.

La scienza viene dissacrata? In fondo, si tratta di sana satira e se si scorre l’elenco dei vincitori e delle loro scoperte non si può non sorridere, ma non tutti riescono ad afferrare il gusto dell’ironia, di una benevola ironia: nel 1995, sir Robert May, consigliere capo per la scienza del governo britannico, formulò espressa richiesta agli organizzatori affinché venissero esclusi dall’assegnazione dei premi gli scienziati del regno, sostenendo che vi era fondato rischio di far cadere nel ridicolo l’immagine del Paese, ma venne criticato dalla stampa (che dimostrò di possedere il noto “humour” inglese) e la richiesta non venne mai presa in considerazione dalla rivista organizzatrice dell’Ig-Nobel.

In 30 anni sono stati assegnati circa 300 premi (non tutti gli anni sono stati dieci) e la curiosità spinge, quantomeno, a conoscere alcune tra le motivazioni più “bizzarre”, ancorché in presenza di fondamenti scientifici. In non poche occasioni la consegna dei premi è avvenuta da parte di vincitori del Nobel. Peraltro, c’è stato anche un caso-limite, quello dell’olandese Andrej Gejm, che fu premiato con l’Ig-Nobel nel 2000 (assieme a sir Michael Berry) per la dimostrazione sulla rana volante, derivante dalle ricerche sulla levitazione diamagnetica, e che poi nel 2010 vinse il Nobel per le proprie ricerche sul grafene, materiale innovativo costituito da uno strato monoatomico di carbonio. Solo alcune curiosità, tra le tante.Nel 2009, in tempi non sospetti per la pandemia Covid-19, venne assegnato il Premio per la Salute Pubblica a Elena Bodnar, Raphael C. Lee e Sandra Marijan di Chicago per  aver inventato  un  reggiseno che, in caso di emergenza, può essere rapidamente convertito in un paio di maschere protettive (brevetto USA n. 7255627, concesso il 14 agosto 2007 per un “Dispositivo per indumenti convertibile in una o più maschere”). Premio per la Letteratura nel 1996 agli editori della rivista “Social Text”, per aver pubblicato con entusiasmo ricerche che non potevano capire, che l’autore diceva essere prive di significato e che affermavano che la realtà non esiste (l’articolo era “Transgressing the Boundaries: Toward a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity “, riferimento Alan Sokal, “Social Text”, Spring-Summer 1996, pp. 217-252). Nel 1999 venne assegnato “ex aequo” il Premio per la Fisica al britannico Len Fisher, motivato dalle ricerche sul  calcolo  del  modo ottimale per inzuppare un biscotto, e al belga Jean-Marc Vanden-Broeck con lo statunitense Joseph Keller per aver calcolato come realizzare un beccuccio per teiera che non gocciolasse (“La fisica prende il biscotto “, Len Fisher, Nature, 397, no. 6719, 11 febbraio 1999, p. 469).  A Yukio Hirose dell’Università di Kanazawa, per la sua  indagine chimica su una statua di bronzo, nella città di Kanazawa, che non attirava i piccioni, venne assegnato il Premio per la Chimica nel 2003, mentre il Premio per la Pace nel 2009 andò congiuntamente a Stephan Bolliger, Steffen Ross, Lars Oesterhelweg, Michael Thali  e  Beat Kneubuehl  dell’Università di Berna per aver determinato (in via sperimentale) “se è meglio essere schiacciati in testa con una bottiglia di birra piena o con una vuota (sempre di birra). Il riferimento bibliografico si trova in “Le bottiglie di birra piene o vuote sono più robuste e la loro soglia di frattura è sufficiente a rompere il cranio umano?” da loro redatto e pubblicato sul  “Journal of Forensic and Legal Medicine” [vol. 16, n. 3, aprile 2009, pp. 138-42]. Tra i tanti insigniti del riconoscimento anche un italiano, nel 2019, Silvano Gallus, ricercatore, responsabile del laboratorio di epidemiologia degli stili di vita dell’Istituto Mario Negri di Milano, al quale è stato attribuito il Premio per la Medicina  motivato “dall’aver fornito l’evidenza che la pizza può proteggere da malattie e morte, purché fatta e mangiata in Italia”.Chi vuole sbizzarrirsi sull’attribuzione degli altri premi e delle rispettive motivazioni potrà consultare il sito https://www.improbable.com/ig-about/winners/. Va precisato, ad ogni buon conto, che – a differenza dei Premi Nobel – ai vincitori non spetta alcuna somma in denaro.