Ci vuole cura, non maternità. C’è sempre una sorta di snodo nel corso della vita

di Giuliana Scura

Le mamme sono spartiacque. C’è sempre una sorta di snodo nel corso della vita. Un ‘prima di’ o ‘un dopo che’. Prima che mamma facesse, prima che mamma mi dicesse, prima che lei si ammalasse;  prima che se ne andasse.

Chi e come eravamo prima che nostra madre dividesse la nostra vita in due per un qualsiasi motivo? Nella vita di ciascuno di noi c’è questo prima e questo dopo. Un evento legato alla sua determinante presenza o, semplicemente, alla sua assenza. Per necessità, per scelta o per sempre.

Sono spartiacque anche quando non le abbiamo trovate ad aspettarci. Andate via prima della nostra vita ancora troppo piccola per poterne registrare la presenza affettiva, per poterne sopportare il peso emotivo della perdita. E allora lì,

il prima e il dopo si confondono, la linea che separa quei due bacini di emozioni diventa confusa, instabile, crudele.  Eppure lei era lì comunque perché… prima che il figlio dicesse le sue prime parole, se n’era già andata.

«A un certo punto tutte, però, si sono dovute giustificare della loro vita, cosa che non capita alle madri». Lo afferma Eleonora Cirant, autrice di Una su 5 non lo fa. Maternità e altre scelte (Franco Angeli). «Perché, più al Sud che al Nord e più nelle piccole realtà che nelle grandi città, le persone si aspettano che una donna faccia figli o perlomeno spieghi perché non li fa». Già… le spiegazioni… Al suono della prima campanella, dopo sette mesi di distanza, una (non)mamma (non)accompagna i figli a scuola, (non)stira grembiuli, (non)prepara zaini e merende. (Non)deve svegliare la prole che ronfa beatamente. Pare che questa grande risorsa di maternità sia solo in questo avverbio di negazione. Non. Raccontata così, al Sud, è qualcosa che richiede quasi una giustificazione. Maternità e altre scelte, appunto. O, semplicemente, scelte altre. Non condizionate, non convenzionali o con percorsi accidentati o addirittura medicalizzati. Insomma, non ci vuole per forza coraggio e inclinazione per sentirsi chiamare ‘mamma’. 

Quasi che una qualunque campanella di scuola arrivi a ricordarci chi abbiamo, chi abbiamo perso e chi non abbiamo mai avuto.

O chi avremmo voluto essere. Ci sono madri che sono madri anche senza figli. E qui mi ripeto senza retorica. Madri dei propri alunni, madri in cucina, madri di mariti che riempiono di attenzioni, madri di cani super viziati; madri di tutto ciò di cui si prendono cura. Anche di loro stesse. Perché la cura ci rende madri. Prima e dopo di loro.