Dal coronavirus pretendo la cura per ritornare a ridere e ad essere immuni dall’indifferenza

di Roberto Riccardi

Qualcuno dice che la sofferenza ci rende migliori e più forti di prima. Per altri invece è l’esatto contrario, ci corrode e avvilisce la nostra anima. Io so che voglio… VOGLIO: il CONTAGIO dell’allegria.

Quella risata CONTAGIOSA che ci prendeva in classe e passava in un lampo da un banco all’altro, oltre gli occhiali della maestra, e nessuno se ne chiedeva la ragione, nessuno ne ricordava l’origine, o chi fosse il PAZIENTE ZERO di tanta contentezza. Ma tanto non era quello, che contava davvero:

ridevamo perché eravamo belli e felici, spensierati e vivi. Voglio, quando avremo lasciato l’orrore alle nostre spalle, tornare a essere il bambino che sono stato. Per ridere di niente, per ridere di ogni cosa.
NON VOGLIO: essere ASINTOMATICO riguardo ad alcun male sulla terra. Voglio accusarli bene, i SINTOMI, e combatterli con tutte le mie forze. Per non girarmi dall’altra parte, per guardare dove il mondo è ferito, dove abita il dolore, dove c’è qualcosa che io so e posso fare. Voglio un VACCINO che mi renda IMMUNE, una volta per sempre, dall’indifferenza.   
VOGLIO: INFETTARE chi mi sta vicino con iniezioni di vita. Voglio trasmetterla, la vita, proprio così. Come se fosse un MORBO, qualcosa che si sparge d’intorno semplicemente camminando, oppure cantando, una faccenda di GERMI che volano nell’aria. Voglio dire a tutti che oggi è il giorno più bello, che l’alba del nuovo mattino vale l’esistenza intera, che ogni attimo è irripetibile.

NON VOGLIO: RICOVERARE i miei sogni. I progetti che avevo lasciato chissà dove, i traguardi rimasti da realizzare non so più perché, la passione che ho sempre messo nelle cose, ogni mio infinitesimo pensiero. Voglio ritrovarli intatti, alla fine di questo tunnel, riprenderli a bordo e tenerli con me. GUARIRE da questa noia, rispolverare la mia anima, ridisegnare i miei orizzonti per spingerli ancora più lontano.    
VOGLIO: risultare POSITIVO all’amore. Quello universale, che trova la strada dai miei cari a chi vive nell’altro emisfero. Voglio ricordarmi che non c’è un altro senso da dare alle cose, che sono nato esattamente per questo. Ordinare un caffè, dire al barista che l’ho trovato buono e scusarmi per quella volta in cui ho protestato: il bar era pieno, non poteva servirmi più in fretta di così. Voglio, nel traffico, sorridere del signore davanti che non passa col verde, anche se è tardi e ho i minuti contati, perché… pure a me succede talora di distrarmi. Voglio andare al lavoro in anticipo per fermarmi in ogni stanza almeno il tempo di un sorriso. Chiedere ai colleghi come stanno e interessarmi realmente alle loro risposte.
Dal CORONAVIRUS, dopo tanti lutti, paure e privazioni, voglio QUESTA CURA.