La musica del lockdown! Mentre in Italia si contavano i morti a migliaia

di Franco Laratta

Ad un certo punto, eravamo agli inizi del lockdown, gli italiani si sono affacciati dal balcone di casa ed hanno cominciato a cantare.

Hanno iniziato a Napoli, ma subito da Nord a Sud, tutti si sono affacciati dalla finestra per cantare. Un canto liberatorio, come per farsi coraggio e scacciare quel demone maledetto che ci aveva costretto ai domiciliari.Prima il tricolore, poi lenzuola colorate di ogni tipo, quindi musica e cori per reagire all’emergenza e alla quarantena. Tutti assieme, ma ciascuno dal balcone proprio. Un paese che è divenuto un immenso palcoscenico.”Napul’è” di Pino Daniele, “Roma Capoccia” di Antonello Venditti, poi una tromba

e “O mia bela Madunina” per una Milano deserta  che ha ascoltato in profondo silenzio. Tricolori ovunque, striscioni con la scritta “Andrà tutto bene” e anche “Non molliamo, ce la faremo”.Brividi a Roma mentre in tutta Italia si contavano i morti a migliaia: ecco le note della colonna sonora di “C’era una volta in America”, una delle soundtrack più belle del maestro Ennio Morricone. Ad una fantastica chitarra elettrica è Jacopo Mastrangelo, giovane chitarrista, che ha così voluto lasciare una traccia indelebile in una capitale desolante e sconvolta. Quel video dalla terrazza che si affaccia su Piazza Navona è ben presto diventato un simbolo. La performance di Jacopo ha colpito tante persone per la sua innegabile carica emotiva, per la forza che può avere la musica quando le parole sono finite o non bastano più.Ma la suggestione più grande è quella di un papa che ha scelto il silenzio nel vuoto di una piazza immensa e sacra. Papa Francesco ha pregato in piazza San Pietro  completamente vuota.

 E si è rivolto al mondo toccando i cuori di centinaia di milioni di persone. Parole forti che hanno squarciato il velo del silenzio più impenetrabile: “Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi”.Quel silenzio che solo la musica ha saputo trasformare in parole ed emozioni.