Ballottaggi: un incoraggiamento per la maggioranza giallorossa

di Giuseppe Mariconda

Una tradizione che si rinnova. E’ dal 1993 dalla prima elezione diretta dei sindaci che il centro sinistra si aggiudica gran parte dei ballottaggi. Da qui la richiesta, sempre respinta, di proporre il doppio turno elettorale alla francese

anche per le elezioni politiche. Ma questo è discorso diverso e che ora sembra non valere più. La considerazione serve solo per riaffermare che il secondo turno, salvo rare eccezioni, si è sempre rivelato favorevole agli schieramenti di sinistra, di centro sinistra, o di progressisti. E la conferma è arrivata anche da questa tornata elettorale nei comuni superiori ai 15  mila abitanti e nelle città capoluogo. Unica eccezione di doppio turno

in un comune con popolazione inferiore è stata Lacco Ameno, nell’isola di Ischia, dove il 20 e 21 settembre scorsi i due candidati sindaci ottennero lo stesso numero di voti:1541, per cui – caso più unico che raro- è stato necessario il ricorso al secondo turno, conclusosi questa volta con circa duecento voti di differenza tra le due liste civiche.

Altra curiosità a Casavatore, in provincia di Napoli, solo due sono stati i voti di distacco tra i candidati: uno del Pd, sconfitto, ed il neo sindaco alla testa di liste civiche. Chissà quante volte ora saranno ricontate tutte le seimilaseicentodue schede…e quanti ricorsi saranno presentati.

Ma al di là di questi dettagli un dato emerge con chiarezza: la coalizione di governo ha ricevuto una boccata di ossigeno ed un bel incoraggiamento, specie là dove è stata riproposta la stessa alleanza. Ma di questo parleremo più avanti. Quello che salta agli occhi dai primi commenti politici sono due situazioni particolari. Due centri, di media importanza, che sono diventati improvvisamente l’ombelico del “mondo partitico”: Cascina e Senigallia.

Nel comune toscano, celebratissimo anni or sono perché la prima roccaforte della sinistra “espugnata” dalle Lega (ricordate la ormai celebre Susanna Ceccanti candidata poi anche a presidente della Regione?) tornata oggi a sinistra, e Senigallia, governata da sempre dal centro sinistra (l’ex sindaco Maurizio Mangialardi candidato battuto alla Regione Marche) ed ora passata al centro destra.

E ovviamente ciascuno degli schieramenti canta vittoria, magnificando le scelte degli elettori. Legittimo certo, ma  bisognerebbe sempre ricordare che le consultazioni amministrative hanno un significato diverso da quelle politiche generali e le alleanze possono essere anche trasversali. Non si citano, perché fatte di scelte estemporanee e locali ( che fanno anche un poco arrossire …), le alleanze che hanno visto insieme persino Fratelli d’Italia e pezzi della sinistra storica. Niente di scandaloso: si tratta di eleggere la migliore classe dirigente locale che deve curare gli interessi dei cittadini di quel determinato paese, quindi ”persone perbene”- come si usa definirle- posso essere da entrambe le parti e possono avere- per una volta- uguali obiettivi.

Ma tornando al dato complessivo e nazionale ci sono alcune circostanze da sottolineare: a partire da Reggio Calabria. La vittoria del sindaco uscente Giuseppe Falcomatà non era affatto scontata. La Lega aveva puntato tutte le sue carte su Antonio Minicucci, sostenuto dall’intera coalizione. Si è dovuto accontentare Matteo Salvini della vittoria a Taurianova, con Rocco Biasi, dove il centro destra si era presentato diviso visto che Fratelli d’Italia e Forza Italia avevano presentato un candidato rimasto fuori dal ballottaggio.

A Matera il neo sindaco 5 stelle Domenico Bennardi ha doppiato l’avversario del centro destra, avvalendosi anche dei voti del Pd il cui candidato era uscito di scena al primo turno.

In sostanza e per riepilogare  su 9 dei comuni capoluogo chiamati alle urne 5 sono andati al Pd, uno al Movimento 5 stelle, 1 al centro destra ( che ne ha perso uno) e due a liste civiche. Ma anche nei grandi centri non capoluogo e dove si è presentata unita la coalizione governativa ha vinto: due casi, come si dice, di scuola in Campania. A Pomigliano d’Arco, paese di origine del ministro degli esteri Luigi Di Maio, il docente universitario e presidente dell’ Ente Ville Vesuviane, Gianluca Del Mastro ha superato il 60 per cento; a Giugliano, la città non capoluogo più popolosa d’Italia, ha vinto Nicola Pirozzi, pd, con il 53 per cento battendo il sindaco uscente Antonio Poziello, appoggiato, tra gli altri, anche da Italia Viva. Esprimendo soddisfazione nell’ambito giallorosso si citano altri comuni dove l’alleanza –approvata dagli iscritti sulla piattaforma Rousseau- ha prevalso. Segnale positivo? Da interpretare. Restano, infatti, comunque gli interrogativi, tutti, che riguardano il futuro immediato e le prospettive del nostro paese. Certo, si diceva, una bella boccata di ossigeno puro ( e in tempi di Covid non è poco…)  sia per il presidente del consiglio Giuseppe Conte che per il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti. Le incognite per il momento riguardano altri. E non solo tra i partiti di governo.