Bimbe private dalla loro infanzia e dei sogni. Per essere date in spose a ricchi e anziani

di Stefania Valente

 La consacrazione formale dei diritti e delle libertà fondamentali dei minori all’interno di importanti atti di derivazione internazionale e comunitaria, dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo alla Convenzione di New York,

dalla Convenzione di Istanbul a quella delle Nazioni Unite sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, offre una visione edulcorata della realtà, esistendo, spesso, una considerevole distanza tra le previsioni sovranazionali e gli strumenti concreti predisposti da ciascuno “Stato membro” e “Paese Terzo” per la tutela dell’infanzia. Ciò è ancora più evidente alla luce del fenomeno delle spose bambine che rappresenta un vero attentato, un’aggressione violenta alla libertà delle scelte esistenziali dei minori.

Si tratta, infatti, di ragazzine, generalmente date in spose ad uomini anziani ed abbienti, alle quali sono negati diritti umani fondamentali poiché soggette a violenze, abusi e sfruttamento, precocemente sottratte all’ambiente protettivo della famiglia di origine, ai loro studi, alla rete di amicizie, private dei loro sogni di un matrimonio d’amore, con conseguenze pesanti sulla sfera affettiva, sociale e culturale. Matrimoni che non solo producono alti tassi di suicidi e, a causa di gravidanze precoci ed indesiderate, alti tassi di mortalità materna e neonatale, ma rafforzano il rischio di violenza domestica ad opera del partner, di abusi sessuali, fisici, psicologici, emotivi e finanziari, oltre ad alimentare pratiche dannose, come la mutilazione genitale femminile e i cosiddetti delitti d’onore. In alcuni casi, il fenomeno, attraversando i confini internazionali, configura una forma di tratta di essere umani, con derive verso la schiavitù, lo sfruttamento e la coercizione. Quello dei matrimoni forzati rappresenta un problema globale che trascende i Paesi, le culture e le religioni, potendo trovare spose bambine in tutte le regioni del mondo, dal vicino Oriente all’America Latina, dall’Asia all’Europa, dall’Africa all’America settentrionale. Le cause  solo in parte scaturiscono da motivi religiosi, trovando spesso la loro radice nella povertà, nella mancanza di istruzione, nelle diseguaglianze e negli stereotipi di genere cristallizzati in consuetudini culturali, religiose e tribali ed in norme discriminatorie. E mentre, secondo i dati diffusi dall’Unicef, l’India, il Bangladesh, il Pakistan, l’Afghanistan, l’Iran, lo Yemen, il Niger, la Somalia ed il Burkina Faso, sono i paesi col più alto numero di spose bambine, in Turchia il partito di Erdogan, l’AKP, rilancia una proposta di legge per reintrodurre il matrimonio riparatore che, se approvata, salverà da conseguenze penali gli autori di violenze sessuali contro le donne e aggraverà ulteriormente i problemi legati alla violenza di genere ed ai matrimoni precoci.

Purtroppo, però, il matrimonio forzato è un problema che sta coinvolgendo, in conseguenza del fenomeno immigratorio, anche i paesi industrializzati e diversi Stati membri dell’UE, i quali stanno intervenendo sulla loro legislazione al fine di adattarla all’espansione del fenomeno. In Italia il matrimonio forzato è penalmente perseguibile grazie alla legge del 19 luglio 2019, n. 69 il cui art. 7, ha introdotto l’art. 558-bis del c.p. Il Parlamento Europeo, nel salutare favorevolmente la campagna in corso dell’Unione Africana per porre fine al matrimonio infantile, ed il lavoro di organizzazioni come la Royal Commonwealth Society, considerata la gravità e l’espandersi del fenomeno, con la Risoluzione del 4 luglio 2018, ha invitato i legislatori, non solo degli Stati membri ma anche dei Paesi Terzi, ad uniformare l’età minima per il matrimonio a 18 anni ed a compiere ogni sforzo per far rispettare tale limite, esortando, contestualmente, gli Stati membri a garantire alle donne e ragazze migranti un permesso di soggiorno autonomo che non dipenda dallo status del coniuge o del partner, in particolare per le vittime di violenza fisica e psicologica, compresi i matrimoni forzati, e a garantire che siano adottate tutte le misure amministrative per proteggerle. E’ solo garantendo l’accesso all’istruzione, il sostegno sociale e le opportunità economiche che si potrà infuocare di carica vitale quel tanto proclamato principio di uguaglianza dei diritti che fa bella mostra di sé in tutti i più importanti accordi internazionali e comunitari.