Sulla scuola soltanto fiumi di parole. Mancano ancora risposte chiare e certezze

di Pasquale Roppa

Negli ultimi giorni l’argomento SCUOLA pare sia diventato nel Paese l’oggetto di discussione più gettonato.  La scuola è presente e occupa uno spazio importante in ogni edizione dei Tg nazionali e locali.

Di scuola si discute nei programmi più disparati: televisivi e radiofonici. Pagine e pagine della carta stampata raccontano di scuola.  Nel web imperversa ogni sorta di diatriba sulla questione scuola. Senza parlare poi dei social dove sull’argomento si incontrano e si scontrano quotidianamente le idee più singolari e bizzarre. Sulla scuola, soprattutto, si azzuffano un giorno sì e l’altro pure chi è al governo del paese e chi sta all’ opposizione.

Di tutto questo gran parlare di scuola colpisce l’atteggiamento di chi (ministro dell’istruzione in primis) lascia intendere con fierezza che si è deciso finalmente di mettere la scuola al centro delle priorità del Paese Italia.  

 Ma è davvero così? Magari lo fosse. Ci troveremmo davanti ad una determinazione straordinaria. Storica. Ma siamo davvero sicuri che finalmente ci sia una reale presa di coscienza da parte di chi ci governa e non solo, sulla reale portata della scommessa che rappresenta la scuola per il futuro dei nostri giovani, per la loro crescita e formazione, per la loro vita. Per il futuro del Pase tutto?  O tutto questo parlare di scuola è solo e soltanto la pezza del momento, per affrontare alla meno peggio la riapertura dei cancelli degli edifici scolastici dopo gli effetti dell’annus horribilis che ci ha regalato il Covid 19?

Qui, per essere chiari, non si tratta soltanto di creare le condizioni per fare ripartire, (quanto più possibile in sicurezza), la scuola dopo l’anno più complicato e difficile che si possa ricordare dalla seconda guerra mondiale ad oggi. Insomma la questione non è e non può essere solo quella della caratteristica dei banchi con rotelle o senza. E poi le deficienze che si hanno nelle strutture non si risolvono abbattendo qualche parete di cartongesso.  Qui c’è bisogno di investire. Ma investire parecchio in soldoni.  Nelle strutture e nel personale. Tanti edifici sono fatiscenti e obsoleti. Le scuole sono piene di classi pollalo.  Mancano migliaia di docenti. La questione non la si risolve con una situazione tampone di turnazione delle classi a scuola o smistando una parte degli alunni sulla didattica a distanza. C’è bisogno di investimenti seri, ingenti. Anche sul personale docente e ATA. Insomma c’è bisogno di più aule (moderne e sicure) di più docenti, Di più ù SCUOLA.  Dunque, non semplici pezze, ma interventi seri, investimenti corposi.  E poi dovremmo essere più chiari sull’idea di scuola che abbiamo oggi e che vogliamo per il futuro. Sulla qualità della scuola.

E allora urge davvero una riflessione seria sulle riforme che si sono susseguite negli ultimi decenni che tanto danno e confusione hanno creato nel mondo della scuola, svilendone il ruolo e la funzione educativa, mortificando lo stesso lavoro dei docenti che si misurano quotidianamente con la crescita e la formazione dei nostri giovani.

Forse si dovrebbe incominciare davvero a riflettere sui danni prodotti alla scuola dalle idee tanto care al berlusconismo prima e poi esasperate dal fendente finale dato dalla legge 107 targata Matteo Renzi.

Siamo davvero sicuri che la SCUOLA possa continuare ad essere intesa come una “azienda” dove i dirigenti scolastici sono i manager con pieni poteri e gli alunni gli utenti?  Siamo davvero convinti che la scuola debba essere una sorta di progettificio fine a se stesso e il sapere solo un optional?