La “Natura umana dell’Arte”. Ossia, quando il pensiero diventa qualcosa di materiale

di Fabrizio Bonacci

Siamo umani. Su ciò, probabilmente, nessuno sembra avere dei dubbi. Ma che cos’è che fa di un umano, un umano? Che cos’è che davvero ci rende umani? Certamente, sono moltissimi gli aspetti che contribuirebbero ad una risposta plausibile a tali domande.

Tuttavia, sarebbe possibile concentrare per un attimo la nostra attenzione su almeno uno di questi aspetti, in modo da identificare e approfondire la possibilità di una risposta quantomeno interessante in merito? Bene, procediamo dunque in tale direzione e chiediamoci: ‘che cos’è che contribuisce, in un senso molto profondo, a rendere noi umani ciò che siamo, anche proprio come specie? Beh, intuitivamente, saremmo un po’ tutti tentati di dire: ‘l’arte, sicuramente!’. Molto bene. E che cos’è l’arte?

A questo proposito, il filosofo Georg Wilhelm Friedrich Hegel ci suggerisce una definizione alquanto interessante: l’arte è la manifestazione sensibile dell’idea. Ma che cosa vuol dire questa proposizione, questa frase?

Al di là dell’impianto sistematico generale che inerisce alla filosofia hegeliana, sicuramente molto complesso, affascinante e articolato, l’idea che noi vorremmo suggerire è che qui, in fondo, Hegel sembra dirci una cosa davvero molto semplice e alquanto intuitiva. E cioè che l’arte è quell’attività umana che rende possibile al pensiero (di per sé astratto, inosservabile, inudibile), di farsi materiale, concreto e, in questo modo, accessibile ai più, alla collettività, all’umanità tutta. Attraverso l’arte dunque, ciò che sembrerebbe non essere destinato ad essere percepibile ai nostri sensi, diviene così totalmente accessibile alla nostra percezione. In altre parole, il pensiero umano si manifesta in maniera concreta e fruibile attraverso l’arte. Per mezzo dell’attività e della produzione artistica, il pensiero si fa dunque materiale e, in questo modo, si manifesta all’umanità intera. Questa è, molto in generale, l’idea di fondo che Hegel sembra suggerirci.

Pur nella sua semplicità, crediamo che una prospettiva come questa ci regala l’opportunità di svelare un tratto assolutamente profondo e decisivo che riguarda la natura umana. Un aspetto che potrebbe contribuire ad aiutarci a capire meglio chi siamo, proprio in quanto specie. Proprio in quanto ‘umani’. Proviamo ora ad approfondire un po’ più nel dettaglio questo aspetto, partendo dalla definizione generale di arte che abbiamo delineato sopra. Abbiamo visto che l’arte può essere intuitivamente definita come quel processo attraverso cui il pensiero umano si rende sensibile, materiale, osservabile e udibile attraverso i nostri sensi. In virtù di tale processo, il pensiero stesso diventa dunque ‘materiale’, rendendosi così manifesto e perciò fruibile, accessibile ai più, alla collettività, al resto dell’umanità.

Ora, detto questo, ci preme sottolineare che non abbiamo però ancora chiarito che cosa intendiamo qui con il termine ‘pensiero’. In un contesto di analisi molto generale, come quello che proponiamo appunto in questo articolo, per ‘pensiero’ possiamo intendere la rappresentazione umana del mondo. Ma cosa intendiamo dire quando parliamo di ‘rappresentazione umana del mondo’? Cerchiamo ora di chiarire ed espandere meglio questi concetti. L’animale umano, nel suo costante fare esperienza del mondo, produce spontaneamente –  e in modo del tutto naturale – delle rappresentazioni di tali esperienze. Queste rappresentazioni non sono altro che dei ‘segni interni’ (riscontrabili cioè all’interno del sistema neurocognitivo dell’individuo) dati dal prodotto dell’interazione del soggetto con il mondo esterno. Le rappresentazioni sono cioè un po’, per così dire, i mattoncini che consentono a noi umani di costruire un’immagine generale della realtà con cui interagiamo. Questa immagine, a sua volta costituita appunto dall’enorme varietà di rappresentazioni specifiche del nostro contesto esperienziale, contribuisce infine alla formazione, alla strutturazione e all’articolazione della nostra prospettiva, della nostra visione del mondo. Tutto ciò, in linea molto generale, costituisce il pensiero. Un pensiero specie-specifico. Umano, tutto umano. E che, come vedremo fra poco, appartiene alla nostra stessa storia naturale. Non dimentichiamolo.

Ritorniamo ora al concetto di arte inteso come quel processo fondamentale attraverso cui il pensiero si manifesta in termini sensibili e materiali, contribuendo così alla costruzione di un’immagine del mondo fruibile, condivisibile e accessibile ai nostri conspecifici, ovvero, il resto dell’umanità. È proprio quest’ultimo aspetto della questione ad essere per noi assolutamente centrale e fondamentale. L’intuizione che stiamo cercando di argomentare e sostenere qui è che tutte le altre varie attività umane, dall’economia alla giurisprudenza fino alla scienza, ci danno informazioni e conoscenze specifiche, appartenenti cioè ad un dominio altamente circoscritto e delimitato. Laddove, per contrasto, è invece prerogativa dell’arte offrirci la possibilità di poter letteralmente osservare, ascoltare e rendere manifesto il pensiero. Spieghiamoci meglio. Per quanto assolutamente essenziali e necessarie ai fini dello sviluppo e, in alcuni casi, del miglioramento della condizione umana, tutte le aree di indagine specialistiche del sapere umano ci consegnano modelli e immagini specifiche e delimitate della realtà, fondate cioè su informazioni e conoscenze dominio-specifiche. E questo, chiariamo, non rappresenta certamente un demerito per loro. Piuttosto, si tratta semplicemente del compito che è stato loro assegnato. L’arte, invece, attraverso il farsi percepibile del pensiero in varie forme (dalle arti figurative, alla musica, alla poesia, alla danza, al teatro), ci consegna un’immagine del mondo, una prospettiva generale e profonda della natura umana. L’arte, proprio in quanto attività biologica e specie-specifica, vive nel cuore della natura umana. E nel vivere in questo spazio biologico fa emergere e ci racconta le vicende stesse dell’umanità.

Sia ben chiaro, con l’arte assistiamo dunque non alla diretta manifestazione del mondo in quanto tale. Ciò che invece ci propone l’attività artistica è il farsi concreto del pensiero umano che verte appunto sul mondo. L’arte ci offre la concretizzazione di una prospettiva, di una concezione e di una visione tutta umana. E cioè, il darsi di una possibile chiave di lettura sul mondo. La materializzazione di una visione del mondo che diviene percepibile, fruibile e a noi accessibile attraverso ciò che costituisce la nostra stessa interfaccia con il mondo: i nostri sensi. In altri termini, il darsi della nostra fondamentale rappresentazione del mondo passa attraverso l’attività e la produzione artistica. In questo senso, l’arte quindi non ci rivela il mondo, ma la possibilità concreta di una visione, di una prospettiva generale sul mondo.

L’attività artistica, proprio in quanto fenomeno biologico specie-specifico, non è una specie di accessorio, un accidente secondario che inerisce agli umani. E, probabilmente, non è neanche necessariamente un’attività appannaggio esclusivo soltanto di alcuni (definiti magari come degli ‘esperti’ in materia). Essa è invece parte integrante del cuore della natura umana. Esistono infatti ancora tribù africane per le quali delle semplici frasi del tipo “io non so cantare”, oppure, “io non so ballare” risultano essere totalmente prive di senso. Per loro infatti, sarebbe un po’ come per noi occidentali sentire, ad esempio, un europeo adulto, pronunciare frasi del tipo: “io non so guardare un film”, oppure, “io non so avere una conversazione”, “io non ho mai imparato a mangiare a tavola con la mia famiglia”. Tale è, per queste culture, la pregnanza e la dimensione dello spazio naturale che tali attività, spontaneamente, abitano la vita di questi individui. Se tutto ciò è plausibile, dovrebbe ormai essere chiaro il senso del nostro costante riferimento alla dimensione biologica, specie-specifica, che noi attribuiamo all’arte e a qualsiasi forma di attività artistica. Eccoci dunque giunti alla nostre considerazioni conclusive. L’arte è parte della nostra stessa storia naturale: ci appartiene come il camminare in posizione eretta, il costruire un riparo, il parlare, il raccontare, il riunirsi in gruppi e proteggere la prole. Come abbiamo cercato di suggerire qui in vari modi, l’arte vive nel cuore stesso della cultura. E dove c’è cultura si dà quantomeno la promessa di una possibile visione del mondo. Chi volesse ricostruire la storia naturale di una tale promessa, non dovrebbe far altro che seguire il cammino dell’attività artistica. Poiché dove si dà una tale promessa, vi è arte. E dove vi è arte, vi è umanità.