“We are all Beirut”. Arte e cooperazione in un’asta organizzata da Christie’s

di Mariangela Maritato

In piena pandemia da Sars_Cov2 due esplosioni equivalenti a un terremoto di magnitudo 4.5 scala Richter, secondo quanto riportato dall’Osservatorio sismologico della Giordania hanno duramente colpito la capitale del Libano.

La prima, al porto, in un deposito contenente 2750 tonnellate di nitrato di ammonio che ha fatto da detonatore anche per la successiva.  Una potenza totale equivalente a quella delle bombe Gbu 43 Moab e l’atomica Little Boy su Hiroshima . Il 4 agosto a Beirut, dove sono operative le truppe di peacekeeping Unifil ed i nostri militari italiani, sono morte circa 200 persone, più di 4 mila sono rimaste ferite ed insieme a ben tre ospedali è andato distrutto

uno dei quartieri più antichi della capitale libanese. I servizi di intelligence americani e sovietici hanno dichiarato che l’esplosione sarebbe stata causata da una bomba a bassa gittata nucleare (bomba atomica tattica al porto) che non ha escluso le responsabilità del ministero della difesa locale per la presenza del materiale altamente esplosivo al porto. 

La detonazione ha provocato – come riportato da Africa Express – un potentissimo spostamento d’aria che ha distrutto interi quartieri. Un boato udito a parecchi chilometri di distanza, perfino a Cipro.

Una controffensiva contro Hetzbollah e l’Iran, secondo le fonti più accreditate. Gli ordigni ‘’tattici’’di potenza pari a un solo kilotons hanno come unico scopo quello di effettuare attacchi mirati provocando un numero ridotto di vittime per evitare una risposta termonucleare da ‘The day after’. Messo al bando dall’amministrazione Obama, il programma delle armi nucleari tattiche è stato riavviato dal candidato al Nobel per la Pace Donald Trump. 

Segno di amicizia con Israele contro le minacce di Iran ed Hetzbollah e di presenza strategica per il programma di pacificazione in Medioriente ribattezzato ‘A vision for future’. 

La nuova versione della Road Map. 

È stato lo stesso Donald Trump, infatti, il giorno successivo all’attacco a indicare nell’ordigno la causa della detonazione senza però accusare direttamente il terzo livello di risposta bellica dei servizi di intelligence dello Stato di Israele, in rapporti di belligeranza con i propri vicini arabi. Un attacco smentito dallo stesso Benjamin Netanyahu e sul quale ci sono ancora indagini in corso per identificare le responsabilità reali. 

Un nuovo incendio il 9 settembre ha devastato un magazzino nel quale erano stoccati oli combustibili e pneumatici, visibile da tutta la città. 

Il patrimonio storico culturale della regione dei cedri non è rimasto immune. Sono state danneggiate le sale dei musei e delle gallerie d’arte, motivo per cui la comunità internazionale cercherà di intervenire per aiutare con i restauri e le ricostruzioni.Se l’Unesco è in prima  linea, la casa d’aste Christie’s Dubai ha deciso di organizzare un’asta di beneficienza per raccogliere fondi a sostegno della comunità artistica in Libano e per contribuire a ricostruire la scena culturale della città dal titolo WE ARE ALL BEIRUT – A Charity Auction. L’asta online si terrà dalla fine di ottobre alla prima metà di novembre 2020.

‘’Ci impegniamo ad aiutare e speriamo che molti dei nostri clienti, amici e collezionisti internazionali seguano il nostro invito all’azione’’ ha dichiarato Guillame Cerutti, Ceo di Christie’s. 

‘’Le immagini della devastazione del 4 agosto rimarranno sempre nella nostra memoria collettiva e il nostro pensiero va a tutte le famiglie, agli amici e gli artisti che hanno perso tanto. Speriamo di raccogliere fondi sufficienti con questa iniziativa per fare una differenza significativa. Il mio più profondo ringraziamento va a tutti coloro che si sono già impegnati o hanno chiesto quali sono i piani di Christie’s per aiutare a ricostruire la comunità artistica di Beirut’’. Tutto il mondo si è stretto intorno al Libano, alla sua gente, alla sua cultura e alla sua comunità creativa che ha contribuito tantissimo alla storia artistica e all’arte del paesaggio. 

‘’Quest’asta rappresenta l’opportunità di dimostrare l’intensità e il supporto a lungo termine che la regione e la comunità internazionale hanno nei confronti della ricostruzione e la tutela del patrimonio del Libano’’ ha dichiarato Carolina Louca-Kirland, direttrice e manager di Christie’s Medio Oriente. 

Un impegno da condividere per sensibilizzare e dare un contributo decisivo alla rinascita della vita culturale e sociale della quinta più grande città del mondo Arabo. Un segnale importante di pace e sostegno reale nei confronti di una regione segnata dalle rivolte interne e da una pace che tarda ad arrivare.