Il Mu.Sa.Ba. di Nik Spatari, un giacimento culturale da non disperdere

di Letterio Licordari

A distanza di qualche settimana dalla scomparsa di Nik Spatari è dovere delle istituzioni e di tutti i calabresi sensibili all’arte mantenere attivo e promuovere la sua creatura, il parco Mu.Sa.Ba., nel quale l’artista,

L’artista scomparso recentemente, Nik Spatari

sicuramente una delle più autorevoli figure del ‘900 italiano (e non solo), ha profuso ogni energia. Il progetto del museo-laboratorio di arte contemporanea avviato negli anni sessanta con la compagna Hiske Maas, una collezionista russa conosciuta a Parigi, è da decenni una splendida realtà che attrae a Mammola, poco distante dall’altipiano della Limina, sull’Aspromonte, un considerevole numero di visitatori.

Spatari, personaggio schivo malgrado la sua genialità indiscussa, tornò in Calabria dopo varie esperienze e importanti successi e riconoscimenti all’estero, soprattutto a Losanna e a Parigi. Frequentò Le Corbusier, Jean Cocteau, Pablo Picasso, Max Ernst e moltissimi altri artisti e intellettuali che ne influenzarono le tendenze e, dopo un periodo trascorso a Milano assieme alla Hiske, con la quale aprì una galleria d’arte a Brera, decise di tornare nella sua terra, credendo fermamente nelle potenzialità della Calabria. Il Mu.Sa.Ba. (Museo Santa Barbara), edificato nei pressi di un monastero basiliano sulla fiumara del Torbido, racchiude un insieme di lavori che sono divenuti attrazione in tutto il mondo, essendo un centro di sperimentazione di elevato tenore.

Al suo interno, tra le altre opere, vi è il grande affresco tridimensionale del “Sogno di Giacobbe”, un lavoro imponente, lungo 14 metri e largo 6, alto ben 9 metri, un’opera ben diversa da quella dello Spagnoletto (Jusepe de Ribera) custodita al Museo del Prado di Madrid. Spatari lo dedicò a Tommaso Campanella, utopista della Città del Sole, e a Michelangelo Buonarroti, e nella simbologia legata alle scritture della Bibbia, si nota che Giacobbe ha il suo volto, la sua barba, la sua malinconia, il suo sguardo. E’ un affresco nel quale esplodono tutti i colori che esistono in natura, e i colori, forti e contrastanti, sono parte importante del messaggio artistico di questo mammolese che a un certo punto della sua vita ha sentito il bisogno delle sue radici, rafforzandole senza troncare il dialogo con il resto del mondo. Un progetto ambizioso che è diventato nel tempo una realtà altrettanto ambiziosa e di grande valenza artistica e culturale.  Come spesso accade, soprattutto per i borghi, per i centri storici, per i paradisi ambientali, per i luoghi che conservano opere d’arte o testimonianze archeologiche (Taverna, Morano Calabro, La Grotta del Romito a Papasidero, tanto per fare qualche esempio), sono molti i calabresi che non li hanno mai visitati o che, addirittura, ne ignorano l’esistenza. Il Mu.Sa.Ba. è un giacimento culturale di non trascurabile valenza e merita di essere inserito nei circuiti turistici culturali per contribuire a diffondere l’educazione all’arte e alla bellezza. Non possiamo permetterci di disperderlo.