La Terra è a rischio: una svolta ambientalista è l’unica strada percorribile

di Adelaide Conti

Chiudo il libro di Jonathan Safran Foer, mi rimangono le stesse sue perplessità: ” Come ti spieghi che così tanta gente non neghi che il pianeta sia in pericolo, eppure non sia allarmata perchè il pianeta è in pericolo?” Bel dilemma.

Di certo l’emergenza corona virus non ci fa dimenticare l’emergenza climatica, che peraltro potrebbe distruggere questo pianeta in men che non si dica. Tutto ciò dovrebbe impegnare, come non mai, il governo a cercare di definire programmi e soluzioni che aprano la strada ad un nuovo modo di concepire l’ambiente e l’essere umano. Sarebbe auspicabile, in questo delicato momento, che i grandi della terra si prodigassero nel definire proposte e strategie utileli e necessarie per salvaguardare il possibile. Vorremmo poter contare su di loro, ma la cronaca politica di questi ultimi mesi ci racconta, ahinoi, di partiti sempre più confusi e aggrovigliati su se stessi, al punto di non riuscire a fare altro che litigare sui temi più disparati. La governance, poi, è apparsa frammentaria e in diversi ambiti lacunosa, tanto da determinare molte incertezze e rischiosità. Imdubbiamente, in questi ultimi mesi di governo a guida Pd e Movimento cinque stelle l’ambiente è stato considerato un tema marginale. Pochi i provvedimenti incisivi, coraggiosi e necessari. Eppure, in molti ricordano ancora l’entusiasmo del partito pentastellato (tinteggiato di verde) che prometteva ai cittadini’ grandi cambiamenti. Proposte come la fiscalità ambientale, l’incentivazione dei prodotti riciclati, lo smantellamento del sistema satellitare Muos, il blocco dei lavori per la Tav, e molte altre realtà legate all’ambiente sono state puntualmente disattese. Nemmeno l’onda lunga dei partiti ambientalisti che si è propagata in Europa a seguito delle elezioni del 2019, è riuscita a riprogrammare l’agenda politica della nostra classe dirigente. Ci aspettavamo una svolta e invece siamo dinanzi al solito vicolo ceco. Ci consoli il fatto che le ultime vittorie politiche messe a segno dai Verdi nei Paesi a noi vicini (solo in Francia sono ben quattro i sindaci ecologisti) hanno riportato al centro del dibattito politico le istanze ambientaliste passate in secondo piano rispetto alle urgenze della ripresa economica post coronavirus. Sostenibilità ambientale , giustizia sociale, democrazia partecipativa e non violenza sono i quattro pilastri su cui si regge la casa che accoglie gli ambientalisti di tutto il vecchio continente. Lo sa bene la Germania, che ha ottenuto ottimi risultati nelle scorse elezioni europee, secondo partito più votato, ma anche la Francia, La Spagna, e il Portogallo con preferenze che sfiorano, quando non superano, il 10%. Un particolare elogio va fatto anche a tutti quai paesi del Nord, tradizionalmente sensibili alle tematiche ambientaliste, come Il Belgio, la Danimarca, la Svezia, i cui cittadini hanno ben chiaro in mente quale sia l’idea di futuro possibile che metta al sicuro le sorti delle terra e dell’uomo stesso. Il flagello chiamato covid 19, ci ha costretti a reiventare, letteralmente, le modalità di gestione del quotidiano: dai rapporti interpersonali a quelli affettivi, dalla famiglia al lavoro, passando da tutte le dinamiche della vita sociale. Esso ci ricorda drammaticamente di prenderci cura, tutti insieme, (facendo squadra) di questo nostro territorio la cui bellezza è un fatto incontrovertibile. Sarebbe dunque, come già accennato, un passo nella direzione giusta, riformulare un nuovo paradigma economico che, sia sempre più orientato da una dimensione etica, non più slegata da concetti di sostenibilità ambientale e sociale. Questo dovrebbe averci insegnato l’eperienza pandemica. Il nostro è (ancora) il Paese più bello del mondo, tocca a noi tutti tracciare percorsi di buon senso e responsabilità.