La lettera anonima, questa s(conosciuta) e misteriosa forma di prezioso artigianato

di Bruno Gemelli

«La lettera anonima è una forma di prezioso artigianato, si comincia da bambini con i fogli di quaderno, fino ad arrivare a esemplari pregiati, vergati da mani maestre». Ferdinando Cefalù dixit, dal film di Pietro Germi “Divorzio all’italiana”.

Anche Andrea Camilleri ha trattato la materia. In un suo breve racconto parla di «Vito Farlacca, il postino, che ne tirava fora dalla grosse vurza di corio marrò minimo minimo ‘na decina al jorno, oramà le arraccanosciva a vista e le preannunziava al destinatario».

Cose dell’altro secolo. Oggi ci sono Facebook, WhatsApp e Instagram. Ma Zuckerberg da tempo ha preannunciato la realizzazione di tre piattaforme, un unico sistema per chattare.

Nel tempo che fu si usava la lettera anonima. C’era chi le cestinava punto e basta e c’era chi fingeva di cestinarle. La storia dell’umanità è lastricata di lettere anonime. Che si scrivevano anche a sé stessi. E per innumerevoli ragioni. Si scriveva a mano o con l’altra mano o stampatello, con la macchina da scrivere (un tempo) e con il computer (più avanti). Si scriveva col normografo per sfuggire al controllo grafologico oppure con i ritagli di giornali incollati sul foglio (per gli amanti del noir). Si scriveva sulle pareti degli ascensori, sui muri delle strade, nei bagni pubblici dove, sovente, si lasciavano – ma accade anche oggi – numeri telefonici di persone ignare.

Gli uffici delle Procure e delle Istituzioni, soprattutto le sedi regionali, erano, e lo sono ancora in qualche misura, ogni giorno sommersi di lettere anonime e di scritti apocrifi. In Calabria la lettera anonima era una specialità. Si scriveva per ricattare, minacciare, protestare, insultare, dileggiare. Si scriveva per mobbing o per stalking. Si scriveva per invidia, per rabbia, per ribellione, per indignazione o, anche, per senso, civico. Il destino delle lettere anonime era affidato molto spesso alla casualità, ovvero alla sensibilità di chi ne veniva in possesso oppure alla codificazione che si dava dato al destinatario. La regola non scritta, e qualche volta scritta, era di cestinarle.

Dallo studio di uno scritto si possono ricavare parecchi dati in grado di rivelare comportamenti o particolari alterazioni psichiche (a esempio se l’anonimo è uno relativamente innocuo, mitomane o uno psicopatico deciso a realizzare le sue minacce), ma anche precise caratteristiche culturali, alterazioni fisiche (disturbi visivi, artrosi, arteriosclerosi…), oppure le modalità nelle quali è stato scritto il testo; che, in alcuni casi, potevano essere di grande aiuto nella delimitazione della cerchia dei sospettati e nella valutazione della potenzialità della minaccia annunciata dalla lettera. La storia della grafologia anonima annovera persino scritture con la bocca (boccografia) o con i piedi (podografia). Verrebbe da dire, scritte con i piedi.

Naturalmente la comparazione grafologica è in grado di smascherare, nei casi possibili, il potenziale sospettato. Infatti, il sistema utilizzato per identificare l’estensore di una lettera anonima è appunto quello della comparazione della scrittura. Se, per esempio, in sede giudiziaria il magistrato detta il testo della lettera anonima alla persona imputata, la quale dovrà trascriverlo su un foglio, successivamente il perito grafico, nominato dal tribunale, vaglierà i due scritti per emettere un responso.

Molto più spesso, comunque, quando sussistono esigenze di riservatezza (si pensi, ad esempio, al “classico” caso dell’impiegato che, in un impeto di mobbing di ritorno, tramite lettere anonime inviate alla direzione accusa delle peggiori nefandezze i propri colleghi o il proprio superiore) il giudizio di solito avviene in sede extragiudiziaria. Un altro aspetto dell’analisi delle lettere anonime, soprattutto di quelle minatorie finalizzate all’estorsione, riguarda lo studio psico-grafologico finalizzato a tracciare un identikit psicologico e socioculturale dell’estensore. Il fenomeno dello spam può essere considerato la lettera anonima del Terzo millennio. Annotazione finale. In Calabria in passato c’era un consumo altissimo, sopra la media nazionale, di carta bollata che è l’altra faccia della medaglia della lettera anonima.