Gli scenari aperti nel cinema a causa del covid. Si punta sul virtuale e sulla creatività

di Nicoletta Toselli

Il cinema, la settima arte che convoglia tutte le discipline artistiche: letteratura sia prosastica che poetica, arti teatrali, pittura, scultura, architettura, fotografia, musica e ogni altra possibile forma artistica, vive da qualche tempo un momento difficile.

A causa di tutte le regole imposte alla cinematografia mondiale, si aprono nuovi scenari per la produzione e la distribuzione dei film, tanto che oggi il Virtual Cinematography è una realtà in espansione, nonostante ci siano molte resistenze.

Set virtuale, attori virtuali: si lavora in sicurezza.

Il discorso è sicuramente interessante e trascina nelle sue pieghe più recondite cosi tanti dubbi che meriterebbe un cenno anche l’intelligenza artificiale e i suoi utilizzi, ma si andrebbe fuori tema.

Elias Acosta, produttore, regista e direttore della fotografia, afferma:Unreal Engine: con l’ingresso nel mercato dei programmi di authoring per videogiochi, il modo di fare cinema è stato rivoluzionato e lo sarà sempre di più d’ora in poi. La conferma è, ad esempio, una grande serie TV come “MANDALORIAN” (una produzione Disney basata su Star Wars). Con pochissime risorse puoi avere un buono Studio Virtuale in cui puoi fare Mix Reality combinando attori reali con set virtuali ma con una qualità estrema che rende quasi impossibile distinguere cosa sia reale e cosa virtuale, con costi molto bassi, molto inferiori alle grandi produzioni del passato》.

Il cinema sarà in grado di realizzare capolavori o cambierà solo il nostro modo di relazionarci con il mondo che ci circonda? Molti esperti del settore sono certi che verrà assorbito anche questo stravolgimento dove siamo in bilico se considerare il fenomeno un’evoluzione o un’involuzione.

Se verrà eliminata la centralità della proiezione in sala, accetteremo di vedere e scambiarsi film sullo schermo di un computer come ormai accade e come unica possibilità visto che  sembra l’unica strada possibile per soddisfare le attuali richieste di mercato. Ricordiamo com’erano preoccupati gli addetti ai lavori quando arrivò la visione casalinga di pellicole cinematografiche che da una parte ebbe un’attenzione dispersiva, ma dall’altra permise un controllo ripetuto dei contenuti.

Resta il desiderio di non perdere il senso della cinematografia, di quando sollevava stenti e regalava emozioni.

Attraverso il cinema si racconta la realtà che è sempre filtrata dagli occhi di chi è dietro una macchina da presa.

Vincerà la creatività ? Difficile rispondere a questa domanda.

 S’intraprende un lungo viaggio nell’indagare tra cultura e industria, tra due logiche apparentemente opposte per cui l’industria sarebbe una “parola sporca”, mentre la cultura sarebbe una parola “nobile”. Il filosofo e sociologo Adorno è stato il primo che ha iniziato a parlarne in Dialektik der Aufklärung o Dialettca dell’illuminismo edito nel 1947.

S’ipotizza possibile parlare di un’industria culturale che in Italia e non solo, si trova a un bivio cruciale dopo i lunghi mesi di lockdown causati dalla pandemia.

Circa 100 anni fa gli spettatori si trovarono a dover entrare in sala con maschere e fazzoletti sulla bocca per far fronte all’epidemia di spagnola.

Roy Menarini, critico letterario e docente dichiara: 《Oggi accade di nuovo, ma con il supporto del digitale e delle proiezioni ci sono molte più strade per coltivare la propria passione per il cinema》.

In conclusione, un ultimo spunto di riflessione, un pensiero di Georges Méliès regista e illusionista che ha  contribuito alla nascita del cinema vissuto come esperimento magico. Ha  inventato gli effetti speciali e come usare la dissolvenza e il montaggio, si divertiva a far comparire oggetti e persone dove un attimo prima non c’era niente, a raccontare di viaggi dalla luna  ai poli, prevedendo e regalando un futuro immaginario.  Fu il primo a comprendere lo straordinario potere creativo e fantasioso che  il nuovo mezzo rivelava tanto che dichiarò in un’intervista dell’epoca :《Volete sapere come mi venne l’idea di applicare un trucco al Cinematografo? Ebbene è molto semplice. Un arresto dell’apparecchio di cui mi servivo all’inizio, produsse un effetto inatteso, un giorno che mi trovavo a filmare, in maniera del tutto prosaica, in Place de l’Opéra: fu necessario un minuto per sbloccare la pellicola e rimettere la macchina in funzione. Durante questo minuto, passanti, omnibus, automobili, avevano cambiato posizione, com’è ovvio. Proiettando la pellicola, rinsaldata nel punto in cui si era prodotta la frattura, ho visto d’un colpo un omnibus della linea Madeleine-Bastille trasformarsi in carro funebre, e uomini mutarsi in donne. Il “trucco per sostituzione”, detto “trucco dell’arresto”, era stato inventato. E due giorni dopo realizzavo le prime trasformazioni di uomini in donne》.