Giornalisti aggrediti, un rosario lungo dal Trentino fino alla Sicilia. E tanti tacciono

di Maria Giovanna Bloise

Scorre senza sosta nella nostra Italia un rosario interminabile di intimidazioni , minacce, abusi, insulti e denigrazioni nei confronti dei giornalisti. Si allunga giorno dopo giorno la lista dei nomi e degli episodi ingiustificabili.

A Roma sono stati aggrediti il cronista dell’Espresso Federico Marconi ed il fotografo Paolo Marchetti nel gennaio 2019.

I due esponenti di estrema destra Vincenzo Nardulli, di Avanguardia Nazionale e Giuliano Castellino, leader romano di Forza Nuova sono accusati di lesioni, rapina aggravata e minacce e la condanna emessa dal Tribunale di Roma è di cinque anni e mezzo.

Un altro episodio è avvenuto a Livorno: l’aggressione da parte di un edicolante ad un collaboratore ed il fotografo della cronaca di Livorno del Tirreno. Il commerciante, anziché limitarsi a rispondere che non aveva intenzione di rilasciare alcuna dichiarazione, prima li ha insultati davanti ai clienti e poi è uscito dal chiosco con in mano l’asta di ferro utilizzata per alzare ed abbassare la saracinesca minacciandoli di usarla contro di loro.

A Pontida dei giornalisti sono stati insultati ed aggrediti dai militanti leghisti.

Violenza anche nel calcio: a Manfredonia aggrediti tre giornalisti, uno dell’emittente televisiva foggiana Teleradioerre è finito in ospedale.

Giornalisti aggrediti anche nel quartiere Rancinelli di Pescara da alcuni pusher. Aggrediti e picchiati anche in Calabria: hanno inveito contro i giornalisti, intimando loro di allontanarsi.

In realtà si sono verificate molte più aggressioni, ma alcune sono note solo agli organi di polizia, mentre altre non sono state denunciate perché chi denuncia rischia di perdere il lavoro, spesso precario. E molti aggrediti non se lo possono permettere.

Questo modo rinunciatario di affrontare il problema rafforza l’idea che i giornalisti devono difendersi evitando di fare domande impertinenti e di girare con una videocamera in spalla con la pretesa di documentare e far conoscere ai cittadini fatti, misfatti e comportamenti di pubblico interesse. Tutti questi episodi evidenziano il clima teso e violento che i giornalisti vivono sulla loro pelle e che sono costretti ad affrontare con coraggio spesso a rischio della loro incolumità.