“Amore e tesoruccio di mamma e di papà”. Quando i genitori diventano manipolatori

di Isabella Brega

Gli stili comunicativi, ossia come comunichiamo agli altri sul piano verbale e non verbale, consistono nell’assertività, la passività, l’aggressività e la manipolazione.

Quest’ultimo stile comunicativo è caratterizzato da metodi comunicativi indiretti quali l’ironia, il sarcasmo e i discorsi allusivi, affinché l’interlocutore debba supporre le intenzioni del manipolatore spesso sentendosi in colpa e responsabile.

Il comportamento manipolativo risulta spesso subdolo e difficile da riconoscere (molte persone scoprono lo stile manipolativo di una persona vicina dopo molto tempo!) Si tratta abitualmente la tematica di un/una partner manipolativo ed in particolare come riconoscerlo/a e allontanarsi tempestivamente. Talvolta si descrivono le caratteristiche di un capo/direttore/datore di lavoro manipolativo oppure di colleghi opportunisti e arrivisti. Difficilmente invece si affronta la tematica di un genitore manipolativo, nonostante diversi padri e madri presentino questo stile comunicativo e tale esperienza può rappresentare un’esperienza particolarmente significativa e negativa per il figlio/a. Non si tratta solo di figli piccoli, bambini oggettivamente dipendenti dai genitori, ma anche di figli adulti, magari fisicamente ed economicamente indipendenti dai genitori. Si tratta di quei figli che in qualche modo dipendono emotivamente dai genitori, o da uno dei due. Questi figli sembrano “ammaestrati”, rispondendo continuamente alle richieste, spesso inopportune, dei genitori, e sentendosi in colpa se non si mostrano “all’altezza” delle aspettative genitoriali. Evidentemente sono stati bambini poco amati, che cercano in ogni modo di rendere felici i genitori, adeguandosi alle loro richieste e modificando il proprio sentire nella speranza di essere amati. Un’esperienza di questo tipo e l’innescarsi di tale processo rischia di portare a spiacevoli conseguenze psico-fisiche nel figlio/a riguardanti ad esempio la ricerca all’esterno dell’appagamento emotivo e l’illusione della soddisfazione dei propri bisogni attraverso un’altra persona, arrivando quindi a mendicare attenzioni e amore. Per prevenire e gestire efficacemente quel triste processo, occorre consapevolezza, innanzitutto delle principali cause del suo instaurarsi e consolidarsi. Tra di esse, l’assenza di contatto e di ascolto attivo, in generale di attenzione. Anche sminuire gli obiettivi e gli sforzi dei figli, facendo continui e svantaggiosi confronti con altre persone, rischia di abbassare l’autostima. Esiste una manipolazione maggiormente raffinata rappresentata ad esempio dal vittimismo genitoriale. Immaginiamo a riguardo un genitore che trascura la propria salute per attirare l’attenzione del figlio, lamentarsi e chiedere sempre aiuto anche quando potrebbe cavarsela da solo/a. Tali ricatti emotivi inducono i figli adulti a faticare ad esprimere emozioni spiacevoli come la rabbia nei confronti dei genitori, poiché temono di fare del male a questi ultimi. Si rinforza quindi il processo, che invece andrebbe interrotto tempestivamente attraverso la consapevolezza e la ricerca di un’indipendenza emotiva. Chiaramente non è facile poiché risulta difficile accettare che coloro i quali dovrebbero offrire protezione, rassicurazione e amore incondizionato possano essere manipolativi, genitori manipolativi. Si tratta di genitori probabilmente affetti da problemi psicologici o patologie psichiatriche, che in qualche modo riversano sui figli le loro ansie, frustrazioni e insicurezze.