Riduzione dei parlamentari: perché votare sì, oppure no al referendum confermativo

di Alessandro Cipolla

Entra nel vivo la campagna elettorale in vista del referendum sul taglio dei parlamentari, che si terrà il prossimo 20 e 21 settembre in una sorta di election day visto che le urne si apriranno anche per le regionali e il primo turno delle amministrative.

Nel dettaglio si tratta di un referendum confermativo dove non è previsto il raggiungimento di alcun quorum, con gli italiani che saranno c

hiamati a dare o meno il loro disco verde definitivo alla riforma che prevede una sforbiciata, a partire dalla prossima legislatura, di 230 deputati e 115 senatori.

Un referendum questo che si è reso necessario a seguito della presentazione di 71 firme da parte di altrettanti senatori, dopo che la Camera lo scorso autunno aveva approvato in via definitiva il taglio complessivo di 345 parlamentari.

Ma perché votare Sì oppure No al referendum? Ecco le motivazioni portate avanti da chi ha fortemente voluto questa riforma e quelle, al contrario, di chi invece si oppone al taglio del numero dei parlamentari.

Il prossimo 20 e 21 settembre gli italiani saranno chiamati alle urne per confermare o meno la riforma del taglio dei parlamentari, che prevede 230 deputati e 115 senatori in meno dalla prossima legislatura. Questo sarà il quesito presente sulla scheda.

Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?

Non essendo previsto un quorum visto che si tratta di un referendum confermativo, se i Sì supereranno i No anche di un solo voto la riforma verrebbe approvata mentre, nel caso contrario, tutto rimarrebbe così come è adesso.

In caso di una vittoria del Sì, sarà necessario modificare l’attuale legge elettorale in vigore, il Rosatellum, ridisegnando i collegi visto il minor numero dei parlamentari da eleggere. La volontà del governo comunque sarebbe quella di realizzare un nuovo sistema di voto, con il tandem PD-M5S che ha proposto un proporzionale puro denominato Germanicum.

Votando al referendum  l’elettore acconsente al taglio dei parlamentari. Si sono schierati a favore della riforma il Movimento 5 Stelle, la Lega, Fratelli d’Italia, Alternativa Popolare, Union Valdotaine e il Sudtiroler Volkspartei.

Altri partiti invece come Partito Democratico, Forza Italia, Italia Viva e Cambiamo, non hanno preso una posizione netta in merito al referendum, con diversi esponenti che in maniera autonoma hanno dichiarato la propria intenzione di voto.

Queste sono le motivazioni portate avanti da chi ha fortemente voluto questa riforma.

  • Con il taglio di 345 parlamentari lo Stato risparmierebbe 100 milioni l’anno per un totale di 500 milioni in una legislatura.
  • Con la riforma non sarebbe a rischio la rappresentatività: l’Italia infatti con 400 deputati e 200 senatori (oggi ne sono rispettivamente 630 e 315 elettivi) avrebbe 1 parlamentare ogni 85.000 elettori, a fronte di una media di 1 ogni 190.000 delle democrazie con più di 30 milioni di abitanti. Gli Stati Uniti per esempio hanno in totale 535 deputati e senatori, nonostante una popolazione ben maggiore della nostra.
  • Si andrebbe a diminuire la frammentazione dei gruppi parlamentari.
  • La diminuzione del numero di deputati e senatori renderà più snello ed efficiente il Parlamento, con gli eletti che saranno più responsabilizzati e riconoscibili.
  • Si è calcolato come al momento oltre il 30% dei parlamentari desertino una votazione su tre, con i due terzi di deputati e senatori che in questa legislatura non ricoprono alcuna carica.

Esprimendosi per il No al referendum un elettore andrebbe a bocciare la riforma, chiedendo che il numero dei parlamentari rimanga quello attuale: 630 deputati e 315 senatori elettivi escludendo quelli a vita.

Tra i partiti si sono schierati apertamente contro il taglio dei parlamentari +Europa, Azione, Sinistra Italiana, Volt Europa, MAIE, Unione di Centro, Partito Socialista Italiano, Europa Verde, Vox Italia e Centro Democratico.

Queste sono le motivazioni di chi voterà No al referendum.

  • Il vero risparmio non sarebbe di 100 milioni l’anno ma di 82 milioni (53 milioni alla Camera e di 29 milioni al Senato), che poi diventerebbero 57 milioni (285 a legislatura) in quanto va considerato lo stipendio netto e non quello lordo.
  • La riforma riduce in misura sproporzionata e irragionevole la rappresentanza di interi territori.
  • La riforma non è sistemica ma appare solo ispirata da una logica punitiva nei confronti dei parlamentari.
  • Si andrà a indebolire il rapporto tra eletti ed elettori.
  • L’Italia già adesso è uno dei Paesi con il minor rapporto tra popolazione e numero di eletti.
  • Il problema del Parlamento è di natura qualitativa non quantitativa.
  • Con il taglio si complicherà il lavoro delle commissioni e bisognerà riscrivere probabilmente tutti i regolamenti parlamentari.
  • Si dovrà cambiare la Costituzione per quanto riguarda l’elezione del Presidente della Repubblica,riequilibrando il rapporto numerico tra parlamentari e delegati regionali.

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