“Taglio dei parlamentari, il fronte del “no” pretende maggiore visibilità dai media”

di Astolfo Perrongelli

“L’election day del 20 , per via dell’accorpamento del quesito referendario con le amministrative regionali e comunali in molte realtà della penisola, costituisce un non trascurabile fattore di rischio per la focalizzazione

Letterio Licordari di Risorgimento Socialista

dell’attenzione sul referendum costituzionale riguardante la riforma degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione italiana, approvata dal Parlamento nel 2019, che prevede la riduzione di 600 rappresentanti dei cittadini (400 deputati e 200 senatori)”.   

Letterio Licordari, esponente   di Risorgimento Socialista in Calabria e già membro del Direttivo Nazionale, nutre forte preoccupazione in merito all’attenzione che i media potranno fornire, da qui al termine della campagna referendaria, “distratti” dalle competizioni per le poltrone e dalla visibilità dei tanti pretendenti alle stesse. “Come ben sappiamo” – prosegue Licordari – “sia imbonitori di stampo populista che politici navigati da tempo hanno iniziato a inculcare nell’elettorato la convinzione che un parlamento più snello funzionerebbe meglio e andrebbe, peraltro, a ridurre i costi della politica. E’ un vero e proprio attacco alla valenza della rappresentanza parlamentare, al sacro principio fondamentale della Costituzionale secondo il quale la sovranità appartiene al popolo”.

L’eventuale riduzione del numero dei parlamentari a quali criticità darebbe luogo?

“Il taglio del numero dei parlamentari, stante l’attuale legge elettorale (ma in prospettiva non si intravedono meccanismi che meglio possano fotografare la reale volontà popolare) creerebbe un sensibile squilibrio tra le aree territoriali del Paese acuendo le disparità già esistenti non solo in ordine alla rappresentanza. Aumenterebbe sensibilmente, difatti, la distanza fra rappresentati e rappresentanti,  si manifesterebbe l’ipocrisia di una casta che vuole acquisire maggiori privilegi e potere mascherando il taglio come un atto di efficientamento della democrazia, una tattica già dolorosamente sperimentata un secolo fa, tradottasi nel regime noto a tutti. La prosecuzione del disegno renziano bollato con il referendum del 2016.”

Che senso ha mantenere l’attuale numero di parlamentari in assenza di una nuova legge elettorale?

“Non abbiamo una legge elettorale equa, come dicevo prima, si votano pacchetti preconfezionati di candidati imposti e gli sbarramenti sono utilizzati per rendere duttile l’espressione del voto alla Juventus politica di turno. Nella tanto vituperata Prima Repubblica il sistema proporzionale assicurava la tutela delle minoranze, oggi non più e il sistema maggioritario, quanto più esasperato, va a braccetto con la riduzione dei parlamentari avendo quale ultimo obiettivo l’implicita riduzione del peso specifico della democrazia nel Paese. Il parlamento è il motore della democrazia, non dimentichiamolo. Quanto ai costi…beh…ci sarebbe da ridere sopra. Piuttosto, gli appannaggi andrebbero sensibilmente ridotti (sono ben al di sopra della media dei Paesi UE ed extra UE) e dovrebbero essere legati anche all’effettiva presenza ai lavori nelle camere e nelle commissioni.

Quindi, la sinistra è orientata a votare “NO”, mi pare di capire.

“Premesso che in Italia si picca di essere di sinistra finanche il PD, non è esattamente così: noi di Risorgimento Socialista siamo pienamente convinti che, come nel 2016, i dettami della Costituzione (già violentata in maniera indolore con operazioni mordi e fuggi…sfuggite a molti) necessitano di essere difesi e garantiti. Sono stato parte attiva, nel territorio in cui vivo, quattro anni fa nel referendum poi vinto dal fronte del NO con il 60% e, come allora, c’è stata una partenza ad handicap che contiamo di recuperare per ripetere quell’esperienza e quei risultati. Ora come allora, scomparso Rodotà, mi fa piacere condividere il pensiero e le iniziative di Felice Besostri, Anna Falcone, Raniero La Valle e tanti altri, ai quali si sono aggiunti esponenti di rilievo del mondo cattolico impegnati nel sociale, come don Luigi Ciotti o padre Alex Zanotelli in un’ottica di pluralismo e di oggettiva attenzione verso i valori della democrazia. Naturalmente, il fronte del NO non vuole imporre nulla, ma pretende che attraverso i mezzi di comunicazione arrivino alla gente le informazioni corrette e non di propaganda, governativa o dell’opposizione, perché vi sia consapevolezza di un voto, importante, in piena libertà. Non chiediamo altro, nel rispetto degli elettori, ma pretendiamo che la propaganda e il basso populismo vengano messi al bando.”

A proposito di elezioni amministrative, lei non è impegnato? Risorgimento Socialista è presente?

“Non sono attratto da liste civiche che costituiscono accozzaglie inaffidabili, ho declinato – pur ringraziando per la stima le persone che mi hanno avvicinato a Scalea, cittadina nella quale risiedo – gli inviti che mi sono stati rivolti. D’altronde, si tratta di una realtà nella quale non è da decenni possibile costituire liste di sinistra. Qui in Calabria è candidato Mimmo Metaponte, già dirigente della CGIL, al Comune di Castrovillari, mentre in Puglia l’amico e compagno Gaetano Colantuono è candidato alla regione in una coalizione che comprende la sinistra storica. Cominciamo a muoverci anche dalle nostre parti.”