Ragazza 15enne cristiana rapita da un musulmano sposato e con quattro figli

di Shafique Khokhar

Una ragazza cristiana 15enne, Saneha Kinza Iqbal, è stata rapita da un 30enne musulmano, Saeed Amanat, sposato e con quattro figli.

Il rapimento è avvenuto lo scorso 22 luglio, ma la famiglia della ragazza ha potuto solo nei giorni scorsi consegnare la denuncia perché la polizia si rifiutava di aiutarli. La famiglia di Saneha teme che la loro figlia vada ad accrescere il numero di ragazze cristiane che, dopo un rapimento e una conversione forzata all’islam, vengono maritate ai musulmani.

Solo grazie all’aiuto di un’associazione che sostiene i diritti delle donne (la Association of Women for Awareness and Motivation, Awam), la famiglia è riuscita a presentare la denuncia alla stazione di polizia di Jhang Bazar a Faisalabad.

Saneha è la più piccola di cinque figli del pastore protestante Morris Masih, 55 anni, che risiede nella Nasrat Colony Jhang Road a Faisalabad. È conosciuta come una studentessa di scuola superiore tenace e brillante e sogna di diventare una rappresentante pubblica governativa.

Il rapitore, Saeed Amanat, è guardiano all’entrata del settore di ortopedia dell’Allied Hospital di Faisalabad. Il 2 giugno scorso, la madre di Saneha, Rukhsana Bibi, è scivolata e si è ferita all’anca. E’ stata ricoverata nel settore ortopedia fino al 13 giugno. Il lavoro di Saeed Amanat gli ha permesso di incontrare Saneha, che ha spesso accompagnato la madre all’ospedale, e di procurarsi notizie su dove viveva. L’uomo abita in un villaggio a 60 km da Faisalabad, è sposato e ha quattro figli.

Il 22 luglio scorso, Saneha è andata alle 5.30 in chiesa per le sue preghiere del mattino, ma non è più ritornata a casa. Dopo una lunga attesa, la famiglia ha chiesto notizie ai vicini. Alcuni hanno detto che la ragazza era stata vita in un’auto con alcuni sconosciuti. Un loro vicino ha confermato che uno degli uomini nell’auto era il guardiano dell’ospedale, Saeed Amanat.

Il fratello di Saneha, Waseem Morris, 26 anni, ha informato la polizia, ma in vano. Egli è allora andato al villaggio del rapitore, dove ha incontrato il padre di Saeed Amanat, che ha ammesso il crimine del figlio. Questi, dapprima, davanti agli anziani del villaggio, ha promesso che Saneha sarebbe ritornata a casa sua, ma alcuni giorni dopo ha cambiato idea. In ogni caso, egli ha dichiarato che siccome suo figlio è già sposato e con quattro figli, sarà difficile che Saneha venga accettata dalla famiglia.

Lo scorso 28 luglio, la famiglia del pastore Morris Masih ha ricevuto una telefonata dal rapitore, che mi minacciava se osavano fare qualunque azione per riportare Saneha a casa.

È stato solo grazie alla Awam che la polizia ha accettato la denuncia ieri. Ora l’associazione sta muovendo personalità influenti per far rilasciare la giovane minorenne Saneha.