Privacy e social: cittadini poco tutelati dalle tante trappole dei colossi del web

di Maria Giovanna Bloise.

I fatti di cronaca di questi ultimi giorni riconducono l’attenzione sul tema della violazione della privacy sui social media: utilizzo in modo improprio dei dati dei venditori di terze parti per il miglioramento dei propri servizi e prodotti; pubblicità

online; tutela della privacy. Dopo una lunga indagine i CEO di Apple, Amazon, Facebook e Google sono stati interrogati per stabilire se hanno violato le leggi su monopolio e concorrenza.  Hanno risposto alle domande dei deputati statunitensi che da mesi indagano sull’accusa che queste società abbiano raggiunto una posizione dominante sul mercato e, di fatto di monopolio, sfuggendo alle leggi sulla concorrenza.  In particolare Zuckerberg è stato messo sotto torchio sull’acquisto di Instagram e WhatsApp .

Questa testimonianza ha segnato l’inizio di un nuovo approccio nella regolamentazione del settore tecnologico, di internet e dei social network negli Stati Uniti.

La privacy nei social media è il diritto tutelato e garantito in capo all’utente che utilizzi tali applicazioni internet di controllare che le informazioni che lo riguardano vengano trattate nel rispetto delle norme che le regolano ed, in particolare, nel rispetto dell’autodeterminazione del singolo alla loro diffusione e, contestualmente, nel controllo delle notizie che lo riguardano.

Con l’entrata in vigore del GDPR è stato da tutti riconosciuto e recepito il “diritto all’autodeterminazione informatica” ossia il potere di ogni cittadino di esercitare il controllo del flusso delle informazioni che lo riguarda. Tuttavia, c’è vulnerabilità delle comunicazioni via internet in termini di tutela dei diritti della sicurezza e della riservatezza dei dati personali. Facebook e gli altri big della rete sono in parte corsi al riparo implementando nuove impostazioni quali la possibilità di scegliere se condividere informazioni politiche, religiose e così via. Ma questo non basta, in quanto, anche involontariamente, riveliamo informazioni personali delicate che possono generare gravi conseguenze, derivanti dal rilevamento dei dati relativi all’orientamento sessuale, politico o di salute dell’utente.

E’ sempre più necessario un attento uso di internet. Il garante della privacy, già nel 2009, invitata a prestare particolare attenzione agli “effetti collaterali” dei social media e pubblicava una guida (“Social network: attenzione agli effetti collaterali”) e, successivamente, nel 2013 avviava una campagna informativa e pubblicava un vademecum “Social Privacy – Come tutelarsi nell’era dei social network” fornendo agli utenti consigli utili per un loro uso consapevole. La privacy online è una questione collettiva e serve una maggiore attenzione da parte delle Autorità preposte al rispetto delle norme in vigore, in attesa di una regolamentazione più severa nei confronti dei colossi del web.