I cittadini devono tornare protagonisti della vita democratica e della discussione

di Massimo Veltri

Due eventi recenti mi facevano riflettere sul trascorrere del tempo, sull’appartenenza a una comunità, su come ‘conservare’ e rinsaldare legami e significati fondanti. Due colleghi dell’Unical ci hanno lasciato;

entrambi della Facoltà di Ingegneria e non più in servizio; ancora giovani, per quanto questi nostri tempi consentono di non macinare e rendere obsoleta ogni cosa, uomini compresi, forse soprattutto. 

Li conoscevo bene e con loro ho condiviso tanti fatti, episodi, ‘pezzi’ di vita: non sempre concordemente s’intende, sempre con lealtà e rispetto reciproco. Alfredo Eisinberg era napoletano, Raffaele Casciaro di Rossano. Hanno dedicato impegno energia e passione, culturale e civile, si’ all’Universita’ ma di fatto al sapere, all’emancipazione, alla crescita, della Calabria, dei giovani, dell’umanità tutta. Alfredo più passionale e anche umorale, di salda formazione politica, Raffaele laico, ironico, curioso all’estremo. Mi sono chiesto in quale misura le migliaia di giovani che hanno goduto del loro magistero, i tanti colleghi che sono cresciuti insieme a loro possono rendergli omaggio, non retoricamente, non personalmente, non solo a loro ma ai tanti che attraverso diverse generazioni hanno lasciato segni indelebili. Mi spiego: titolare un’aula o un laboratorio a Alfredo e a Raffaele: si può fare. Una borsa di studio, un convegno… son cose che si fanno, ma ho l’impressione che ci sia bisogno d’altro, non di effimere per quanto meritorie iniziative. Altro: che deve fondare e mirare contemporaneamente alla ricerca e al recupero di una mission. Da due punti di vista: quello proprio e specifico dell’università in quanto luogo dei saperi, della formazione, della ricerca; quello, pure, dello stare insieme, fare comunità di valori condivisi e coltivati. Il primo, quanto mai necessario e urgente, si colloca a cinquant’anni dalla nascita di Unical: rivificarne ruolo e compiti nel mondo di oggi appare opera  da intraprendere senza indugi. Il secondo va ancora oltre e si riferisce alle modalità del vivere associato in generale, così che il messaggio che il lavoro di Alfredo e Raffaele ci lascia diventa in qualche misura universale. Le città, oggi, cosa sono irreversibilmente diventate, solo il posto dell’effimero, dell’egoismo, della competizione, o possono e devono riacquistare caratteri precipui di solidarietà, condivisione, impegno alto? 

A Cosenza, giusto per fare un esempio, fra qualche tempo si voterà per scegliere chi dovrà amministrare la città: è il caso, il momento, di avviare un confronto per capire che cosa scegliere, e verso dove incamminarci? Alla Regione le sue attività non meritano una discussione nelle sedi proprie, quelle della politica? Ci sono soggetti, a partire dai singoli cittadini fino agli istituti preposti, che possono e devono farsi carico di esercitare il ruolo principe attribuito loro dalla democrazia: la partecipazione attiva e la discussione.