Ma quale “deriva liberticida”. Solo parole che fanno male e nessun lockdown in arrivo

di Franco Laratta

Con quanta ridicola drammatizzazione in Italia si sparla di “pericolo per la democrazia”, di “attentato alla Costituzione” e perfino di “regime”.

Anche e soprattutto con l’arrivo della pandemia da Covid-19, tutt’ora non sconfitta, si è fatto abuso di termini pesantissimi.

Con una grave e assai falsa accusa al governo: che prorogare lo stato di emergenza significasse ripristinare il lockdown, cioè la “chiusura” del paese, l’isolamento. Rischio che comunque si affaccia nuovamente, perché gesti di grave leggerezza sono molto diffusi in questa estate. Del resto, “la mascherina è inutile”, il “coronavirus non esiste”, sono le parole d’ordine di qualche esponente politico gravemente irresponsabile, figlioccio di Trump e Bolsonaro. Si tratta di eccessi che fanno un danno al paese e alla sua immagine all’estero, spaventano gli italiani, creano un clima di paura. Con tutto quello che ciò può significare per l’economia e la fiducia dei consumatori. Lo stato di emergenza, misura che consente, sempre nell’ambito e nel rispetto assoluto della Costituzione e dei suoi insuperabili principi fondamentali, di adottare con rapidità estrema alcuni provvedimenti e di accelerare i tempi per la loro applicazione concreta. Questo solo quando ci si trovi davanti all’estrema necessità di affrontare temi e fatti molto gravi che mettono a rischio il paese e minacciano la vita gli italiani In Italia tale potere di sospensione delle regole ordinarie è stato usato più volte: come per l’organizzazione del G8 della Maddalena (poi spostato all’Aquila), il Congresso Nazionale eucaristico a Bari, alcuni grandi eventi anche sportivi, di particolare importanza a livello internazionale. In sostanza davanti ad eventi “eccezionali” si sono rese indispensabile misure “eccezionali”.