La Sila luogo di sopravvivenza e dominio del lupo, fiero e temuto predatore

di Alessandra Gimigliano

Il Lupo è da sempre la specie che più di ogni altra ha colpito l’immaginazione dell’uomo. Questo fiero predatore che localmente viene spesso indicato come “lupo della Sila” non presenta in realtà alcuna differenza con gli individui di lupo appenninico presenti sul resto del territorio nazionale.

Da molti considerato il simbolo del male, della natura ostile e pericolosa, per altri venerato come un dio e ritenuto più saggio e più furbo dell’uomo,

il Lupo ha  dimensioni inferiori rispetto ai parenti americani o nord europei, il peso assume valori intermedi, oscillando in media tra i 25 ed i 35 kg e comunque non superando punte massime di 40-45 kg.
Rispetto ai maschi le femmine hanno in genere peso e dimensioni leggermente inferiori.

La colorazione del lupo in Italia è prevalentemente grigio-fulva con tonalità tendenti al marrone-rossiccio più tipicamente durante il periodo estivo.

L’odorato è il senso più sviluppato, il suo olfatto è infatti 100 volte più sensibile di quello dell’uomo e può individuare la sua preda ad un chilometro di distanza.

I lupi sono animali sociali e vivono in branchi.

Di solito il branco si origina da una coppia i cui figli restano con i genitori finché non decidono di allontanarsi ed occupare nuovi territori.

Nel branco vige una rigida gerarchia, il rango più alto è occupato da un maschio dominante, alfa , segue una femmina dominante e via via tutti gli altri individui.

La Sila è stata una delle aree di maggiore importanza per la sopravvivenza del Lupo in Italia.

Infatti, anche negli anni di più grave declino, quando la specie è stata sull’orlo dell’estinzione nel nostro Paese, in Sila era presente una delle popolazioni più vitali del mezzogiorno e l’area rappresentava l’estremo limite meridionale di diffusione della specie.

Difatti proprio sui massicci calabresi e pochi altri massicci dell’Appennino centrale e meridionale il lupo è riuscito a sopravvivere ai decenni più bui e proprio da questi nuclei è iniziata la lenta ricolonizzazione spontanea della penisola e delle Alpi.

Non è facile stimare il numero di esemplari presenti nell’intero comprensorio silano in quanto i dati in quest’area sono piuttosto frammentari e discontinui.

Ciononostante recenti studi, condotto dai tecnici della società cooperativa greenwood, specializzati in rilevamenti faunistici, hanno accertato la presenza, nell’area del Parco Nazionale della Sila, di almeno tre branchi di lupi composti da un numero minimo di 3-4 individui ciascuno.

Esiste una notevole differenza sulla percezione del lupo a seconda che se ne viva o meno la presenza; in contesti territoriali in cui vi è una diretta presenza del predatore, i forti retaggi culturali fanno ancora oggi da freno al messaggio di conservazione.

In realtà la conservazione del lupo si basa sulla necessità di condividere e attuare azioni gestionali estese il più possibile sul territorio promuovendo nel contempo campagne di sensibilizzazione.
Una corretta conoscenza dei problemi connessi alla presenza della specie e delle ragioni che li determinano è un presupposto indispensabile per riequilibrare il difficile rapporto con l’uomo e per riportare la specie alla sua reale dimensione di importante e affascinante predatore, tassello fondamentale dei nostri ecosistemi naturali.