Calabria e calabresi (o calabroni?). Questo è il più grande dubbio amletico

di Mariano D’Ermoggine

:”Parliamo di Calabria e dei Calabresi. Eh, sembra facile! Soprattutto per un calabrese e invece non è poi così facile…

Mi viene subito in mente un pezzo che ho recitato nello spettacolo “Rossoblues”, tenuto con il mio amico Antonello Anzani lo scorso dicembre (a proposito:

quando potremo tornare a fare teatro “normalmente”?); un monologo scritto da Saverio Pezzano, amico “virtuale” di Reggio Calabria che ben descrive le contraddizioni della nostra terra ed il nostro amarla forse proprio per queste contraddizioni; cito la parte finale per dare la giusta idea:“Se sei nato in Calabria, salvati finché sei in tempo. Non potrai dimenticarla mai. Ricordala, allora. Ma ricordala bene, senza che altri la ricordino male per te. Il ricordo malfatto è un abbandono, il più ignobile, il più corrotto. Giustifica l’incuria dei luoghi o la nuova urbanistica che non si cura della storia. Se sei nato in Calabria, sai come una ferita brucia: una scorticatura al ginocchio con la terra dentro. Però te la sei procurata giocando; mentre piangi guardi già il campo, l’altalena, la strada. E, presto o tardi, torni a giocare.”

Ecco, questa è la Calabria!!!

E’ una contraddizione già dalla morfologia del suo territorio: pensateci, abbiamo 800 chilometri di costa e praticamente in qualsiasi punto di queste ci fermiamo per andare in spiaggia, ci troviamo con alle spalle una montagna o una collina; avete fatto caso che quasi tutti i comuni costieri hanno una parte “ara Marina” ed un’altra “sopra” ovvero in collina a non meno di 300 metri sul livello del mare?

Forse è proprio da questo che vengon fuori le caratteristiche di noi calabresi. Testoni come i muli di montagna, ma generosi come la brezza marina! Selvaggi (e, amorevolmente sia chiaro, tamarri) come un cinghiale dell’Aspromonte, ma eleganti come l’ondeggiare lento del mare di agosto all’Arcomagno!

I Calabresi…legati al “campanile” e pronti in suo nome a “guerreggiare” col paese vicino per ogni stupidaggine (vogliamo parlare della “rivalità” fra i due Marano in provincia di Cosenza? O dell’”odio” esistente fra Conflenti e Motta Santa Lucia da secoli? O, peggio ancora, del non prendersi proprio fra Cosentini e Catanzaresi?) eppure, appena fuori dal territorio calabro, sembriamo tutti fratelli (anzi lo siamo perché figli della stessa mamma Calabria) in nome della Calabresità!!! Questa è una cosa che ho vissuto e sperimentato personalmente più volte negli anni vissuti a Milano e, più recentemente, nel viaggio/tournèe in Canada con la Terra di Piero dove tutti i calabresi, non solo cosentini, sono stati affettuosissimi e generosissimi proprio in nome di questa Calabresità e di un “senso di appartenenza” addirittura commovente.

Ma quello che io ritengo il miglior modo di essere calabresi è quello di saper accogliere, nonostante tutto! Da sempre la Calabria è terra che sa accogliere…dal “forestiero” che viene per turismo o per lavoro ai fratelli poveri che scappano da guerre e dittature e che da noi trovano sempre un piatto caldo, un letto per dormire, mani da stringere, uomini e donne da abbracciare… Qualcuno obietterà:”eh, purtroppo non è così, anche da noi c’è un razzismo latente e strisciante…”, a loro rispondo dicendo che un cretino ogni sette/ottomila abitanti lo trovi dovunque…si, anche in Calabria…