Il governo regionale affidi la ripresa ad un “Piano Strategico di Sviluppo Consapevole”

di Raffaele Rio

L’inizio. Ore 21.40 di lunedì 9 marzo 2020. Il presidente del Consiglio Conte convoca improvvisamente una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Milioni di italiani incollati agli schermi televisivi, si teme il peggio

dopo l’aggiornamento della Protezione Civile che, qualche ora prima, aveva annunciato l’impennata dei casi positivi. Tutta Italia diventa area protetta. Spostamento solo per casi autocertificati di lavoro, necessità e salute.

Scuole e università chiuse fino al 3 aprile. Niente acquisti nel fine settimana oltre a bar e pub chiusi per evitare assembramenti. E, ancora. Sospeso il campionato di calcio, stop a tutte le gare sportive; da Modena a Foggia, inoltre, le carceri italiane esplodono; crollano le Borse con Piazza Affari che perde il 16,92%, il peggior crollo di sempre. La Commissione europea blocca gli ingressi non essenziali in Europa. Il tutto mentre l’Organizzazione mondiale della Sanità dichiara il Covid-19 “pandemia mondiale”. E, in effetti, quei lunghi giorni saranno ricordati dagli italiani come i più bui nella guerra contro il Coronavirus. E in Calabria? Le ripercussioni, tra stime e conferme, sono evidenti, principalmente nel comparto turistico: oltre 1.200 imprese del comparto turistico regionale rischiano il fallimento a causa della perdita di solidità finanziaria con una contrazione di quasi 4 mila posti di lavoro, alimentata da circa 3,5 milioni di presenze turistiche in meno e una riduzione di circa 230 milioni di euro. E siamo alla cosiddetta “fase 2”, la ripresa. E non mancano le buone notizie. Tra tutte l’orientamento degli italiani per le vacanze secondo cui la Calabria risulta tra le cinque destinazioni turistiche preferite dai turisti per trascorrere le imminenti vacanze. Ma all’appeal accattivante proveniente dal mercato, necessita associare una visione di medio-lungo periodo di “matrice governativa”. In questa direzione bene ha fatto il governo regionale calabrese a metter in campo misure incentivanti il sistema imprenditoriale e occupazionale per oltre 200 milioni di euro per rispondere a una forte richiesta di liquidità proveniente dai vari settori economici regionali. Adesso è tempo di uscire dalla logica emergenziale dei provvedimenti e puntare alla ripresa con maggiore consapevolezza su ciò che è accaduto e, soprattutto, prevedere ciò che potrebbe accadere nell’immediato futuro. Il governo regionale si attivi per redigere un Piano Strategico di Sviluppo Consapevole che “metta in ordine”, non solo cronologico, l’alfabeto del processo programmatorio: cosa fare, quando farlo, con quali strumenti, con quali risorse, in quanto tempo e con quali risultati stimati. Si potrebbe avviare un processo unico e virtuoso nella storia del regionalismo calabrese. In un “sol boccone” si otterrebbero numerose “economie esterne”, dalla concertazione attiva con i vari portatori di interesse alla dimensione consapevole degli strumenti attuativi, dall’accelerazione della spesa a un miglioramento della qualità dell’utilizzo delle risorse comunitarie, da una riduzione del livello di improvvisazione delle politiche attive del lavoro, di sostegno alle imprese e di sviluppo turistico a una maggiore attenzione alle fasce più deboli. Utopia? Assolutamente no. Soltanto un innesto linfatico di maggiore fiducia nelle competenze autoctone ovviamente accompagnata ad un rinnovato credo nella cultura della programmazione consapevole.