I luoghi del cuore si amano sempre anche quando generano amarezza e illusioni

di Giusva Branca

Sei stata tutto per me fin da ragazzino, ho creduto in te, ti ho creduta vittima della cattiveria di un mondo intero che non ti capiva, che non ci capiva. Ti ho difeso oltre il limite della ragionevolezza decantando una tua anima invisibile

e incomprensibile ai più. Ho vissuto con te i tuoi, i nostri momenti più bui, convinto che ne saremmo venuti fuori. Ho gonfiato il petto per la nostra storia, convinto che potesse tornare scintillante (ma ora dubito persino

che lo sia mai stata), ho scelto di stare accanto a te mentre i miei migliori amici, le mie anime della mia anima prendevano altre strade e mi lasciavano solo con te.

Ho vissuto le parti più esaltanti – quelle legate alle nostre esperienze sportive – in maniera totalizzante, ritenendomi fortunato ad essere qui con te; solo dopo ho capito che sempre e comunque si trattava sempre di riscatti – parziali e fatui – per un qualcosa di molto più serio e impegnativo che continuava ad essere, a esistere.

Ti sono stato accanto sempre, ho parlato male di te per farti reagire, bene per darti coraggio.

Ti ho dato tanto, tu mi hai dato solo illusioni. Solo quelle, nient’altro.

Ma questo è il pensiero di un signore di mezza età, ormai, certamente molto stanco e disilluso e che, in qualche modo, sul piano generazionale, ammette, proclama il fallimento.

In realtà una via c’è ancora, c’è sempre una via, ma questa passa dalla voglia di provarci unita all’energia e alla visione che solo la generazione più giovane – e che sta pagando il conto più alto di questo sfacelo – può proporre. 

Ti voglio bene, Reggio, a ciò che sei stata sarò sempre legato, perché ciò che sei stata per me ero io, ma il mio “io” di oggi, devo confessarti che non è il frutto del nostro stare assieme, ma è quasi un “nonostante te”.

Stare assieme a te oggi è, in qualche modo, una via obbligata dalla vita, da quelle scelte che ritenevo sacrosante e che ho difeso contro tutto e tutti ma che oggi reputo sbagliate.

Ma una via c’è ancora e tocca a chi ha energia, competenze e età giuste trovarla e perseguirla. 

La storia ce lo ha insegnato: Reggio, hai quasi 3.000 anni di storia e sei sempre risorta dalle tue macerie, reali e metaforiche, hai sopportato terremoti, carestie, invasioni, miserie, violenze di ogni genere.

Ce la farai anche stavolta, e saranno i nuovi giovani, magari di ritorno, a portarti fuori dal guado.

Ne sono certo