Calabria crudele e Calabria delle meraviglie. Splendido tour fra mari e monti

di Franco Laratta

“Fu un viaggio splendido l’attraversare quegli altipiani, con la vista dello Ionio dall’alto e il panorama dell’ampia vallata del Crati e dell’alta catena del Pollino, avvolta nella bruma del primo autunno, poggiando lo sguardo sui fianchi delle

colline coperti di olivi. La strada gira intorno ai precipizi, dove scendono dal monte i ruscelli; sono ricoperti di querce da sughero, lecci e altra vegetazione; tra i rami volano rigogoli, ghiandaie, upupe e coracie garrule.

Nell’inverno i gelidi venti dell’Appennino spazzano questi monti, ma in questa stagione è una zona stupenda”.
Così Norman Douglas (da “Old calabria”).Douglas nasce a Thüringen nel 1868. Innamorato del Sud d¹Italia, lo percorse in lungo e in largo e gli dedicò alcuni libri famosissimi: Siren Land (1911), South Wind (1917) e Old Calabria (1915), quest’ultimo il migliore di tutti.
Un secolo dopo, la Calabria delle meraviglie la racconta uno scrittore come Francesco Bevilacqua:“Salgo poi verso Cozzo del Principe perché è lì che cerco un cammino senza sentiero. Attraverso luoghi oracolari, con vallette e rilievi cosparsi di massi, pini, ginestre. Poi accendo il GPS interiore e navigo nel dedalo indistinto della foresta. Sino a giungere esattamente dove volevo: il poggio roccioso oltre il quale si apre la visione della macchia slabrata, color pistacchio, del Lago Cecita, incorniciata fra pini, graniti, montagne, cielo, nubi. Divengo allora un nativo americano che prega sull’altare degli antenati, ammirando le terre sacre del popolo degli uomini. Dove si vive in armonia, senza insolenza, senza credere di essere i predestinati al dominio del mondo (quarto ed ultimo messaggio). È un momento di estasi mistica, di puro ritorno allo spirito, dimensione dimenticata dai bipedi bofonchianti, che ora, in questo stesso momento, a milioni affollano i luoghi del divertimento coatto e sguaiato, reclamando una libertà che non possiederanno mai”.Queste suggestioni appartengono ad un avvocato di professione, camminatore, scrittore, giornalista e fotografo naturalista per passione, Francesco Bevilacqua attivo nel volontariato ambientalista con le maggiori associazioni del settore (F.A.I, C.A.I., W.W.F., Italia Nostra).
La Calabria di ieri, aspra, selvaggia, inaccessibile. Poverissima, lontana anni luce da un paese che ambiva ad entrare fra i grandi della futura EuropaQuella di oggi, dove non mancano i problemi, ma prima di tutto domina l’azzurro dei suoi mari, le cento declinazioni del verde dei suoi boschi, dove si respira aria purissima, e dove ogni angolo è un incanto.Superate arretratezza e povertà estrema, la Calabria di oggi è una meta turistica molto amata. Nel 2017 una rivista americana definisce la cucina calabrese come la migliore d’Italia. Rimangono ritardi infrastrutturali, una pessima classe politica che da oltre 30 anni imperversa e fa danni, ma i suoi borghi sono fra i più belli d’Italia, albe e tramonti sono vere e proprie cartoline d’arte, l’agricoltura presenta eccellenza di livello internazionale.E aveva visto bene Leonida Repaci a metà ‘900: “Il creatore si mise all’opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawaii, più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi. Diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Reggio il bergamotto, allo Stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina….”.Diede veramente tutto questo. Ma l’Onnipotente non aveva fatto i conti con i calabresi!