“Lavora” a Modica, poi in Umbria: escort con covid19, rischia di creare focolai e divorzi

di Astolfo Perrongelli

Una “bocca di rosa” che invece di portare l’amore probabilmente infetta una decina di persone: Questa non è la storia di “Bocca di rosa”, ma è quella di una escort che, asintomatica prima, positiva poi,

esercita la professione più antica del mondo in quel di Modica, ridente e solare cittadina sicula…. Senza che i suoi concupiti siano a conoscenza del suo stato.

I fatti:  una escort peruviana trascorre una quindicina di giorni in Sicilia, sceglie Modica dove soggiornare. E soprattutto lavorare. Affitta un monolocale per incontrare e intrattenere piacevolmente (a pensarlo prima) una quindicina di clienti. I quali, però, non sanno che la donna ha il coronavirus. Non c’è alcun prete alla stazione a salutarla quando parte in direzione Umbria, destinazione un paesello in provincia di Perugia. Qui comincia ad avvertire i primi sintomi del covid 19. Effettua un tampone che risulta positivo. “Bocca di rosa” ha il virus e chissà se avrà infettato delle “povere” persone. Ora, il rischio di un nuovo focolaio (sparso sul territorio e non solo in Sicilia) per quei rapporti sessuali consumati a Modica  La peruviana fermata dalle forze dell’ordine, afferma di aver incontrato diversi clienti in quelle due settimane trascorse nella cittadina in provincia di Ragusa. E non solo per motivi ‘lavorativi’. I suoi spostamenti, tra l’altro, sono sui mezzi pubblici, così come quel treno preso per arrivare in Umbria. La donna è ora ricoverata in un ospedale misterioso.

Nel frattempo si sta cercando di risalire a quanti sono entrati in contatto (fisico, e non è ironia) con la donna nei suoi 15 giorni trascorsi nella cittadina siciliana . «Se qualcuno a Modica avesse il sospetto di essere venuto a contatto con la donna – si legge in una nota dell’Asp di Ragusa – è obbligato a segnalarlo alle autorità per essere sottoposto a tutti gli accertamenti al fine di evitare ulteriori e potenziali contagi». Una matassa difficile da dirimere: sostenere di essere stati a contatto con la escort sarebbe un’ammissione, con esito e riverberi anche sui familiari degli uomini potenzialmente contagiati: anche le loro famiglie, infatti, dovrebbero essere sottoposte ai test. Insomma, si rischia un focolaio fuori controllo sia dal punto di vista sanitario che di corna.