Cilento, quell’area che fu lucana, diventata poi patrimonio dell’umanità

di Letterio Licordari

Il Cilento. Sembra un’isola, ma non lo è, così lontana ma così vicina al resto della Campania, così diversa nei luoghi (ancora oggi molte località richiamano la pregressa appartenenza alla Lucania) e nelle persone,

Palinuro, l’Arco Naturale

ma fiera di essere parte importante di questa regione. Terra dei miti, così è denominata, perché i luoghi riportano ai tempi dei poeti e dei cantori dell’antica Grecia. Palinuro è il  luogo in cui

perì dopo un naufragio il nocchiero di Enea, Punta Licosa, ha un espresso riferimento nella sirena Leukosia, che scomparve nel mare per amore di Ulisse, tanto per fare qualche esempio. L’offerta turistica del Cilento non si limita, però, a rinomate località della costa di straordinaria bellezza, dove si alternano spiagge bianche e scogliere a strapiombo tra la macchia mediterranea, e che da Sapri, verso nord,  portano alla foce del Fiume Sele toccando Scario, Cala degli Infreschi, Marina di Camerota, Palinuro, Ascea, Pioppi, Acciaroli, Agropoli, e non si limita neppure ai suggestivi borghi sulle colline come quelli di Ispani, Lentiscosa, Centola, Casal Velino e altri ancora, tutti da scoprire, dove trionfa la natura e si esalta l’ospitalità, dove la terra è ricca di colori e sapori, dove è nata la dieta mediterranea, dove la qualità del vivere è altissima e sono in tanti a raggiungere e superare i cento anni di vita. Nel Cilento i ritmi sono quelli d’un tempo, la natura è rispettata e protetta, è una terra di valori e di tradizioni che ha una storia millenaria.

Palinuro, Cala degli infreschi

Non a caso l’area cilentana è un patrimonio dell’Umanità, al di là del formale riconoscimento dell’UNESCO: qui c’è il sito archeologico dell’antica Elea (oggi nel territorio di Ascea), una polis della Magna Graecia, che venne poi denominata Velia in epoca romana. In questa polis insisteva la scuola filosofica eleatica, i cui principali esponenti erano Parmenide, Zenone di Elea, Melisso di Samo. Qui c’è il Parco Archeologico gestito dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, i cui scavi iniziarono nel 1921 e vennero tenacemente portati avanti dal direttore del Museo Archeologico salernitano, il prof. Venturino Panebianco, e vi si possono ammirare  le Terme Adriane, del II sec. d.C., il santuario di Asclepio (divinità guaritrice), l’Agorà e l’Acropoli, che sono non distanti dal Santuario di Zeus e dal tempio greco. Non solo, quindi, la più conosciuta area archeologica di Paestum, che presenta tre templi greci che, come quelli di Agrigento e Atene, sono tra i meglio conservati dell’età classica.

Ma è patrimonio dell’Umanità anche il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, il secondo per dimensioni tra quelli italiani, con un’estensione di 181 mila ettari che interessano ben 80 comuni, istituito nel 1991 e operativo dal 1995, con un popolamento floristico costituito da circa 1800 specie diverse di piante autoctone spontanee, di cui  254 specie di orchidee selvatiche delle 319 segnalate in tutta Europa e nel bacino del Mediterraneo,  nonché la rarissima Primula di Palinuro (“primula palinuri petagna”) in via di estinzione, e con una fauna estremamente diversificata in relazione alla varietà degli ambienti presenti sul territorio. Un Parco che si incastona in una realtà archeologica, culturale, antropologica e storica davvero importante. Fu il prof. Vincenzo La Valva, botanico, accademico e ricercatore calabrese, a volere l’istituzione del Parco (ne fu anche il primo presidente), per valorizzare e preservare i siti montani, fluviali, marittimi, la flora e la fauna del territorio, e per  tutelare l’area di interesse dalle speculazioni edilizie e da un estemporaneo e distruttivo turismo di massa, e fu lui stesso a relazionare all’UNESCO, nel corso del lavori del Protocollo di Kyoto del 1997, per ottenere il riconoscimento prima citato. Un’area, quella del Cilento, che affascina e include, ecco perché sembra “un’isola”, e che contempla, nell’ambito del patrimonio UNESCO, anche luoghi sacri, in primis la Certosa di San Lorenzo, a Padula, la prima ad essere sorta nella regione, che risale al 1300 circa, la più grande d’Italia e tra le maggiori del continente europeo, che ospita sin dal 1957 il Museo Archeologico provinciale della Lucania occidentale. Un raro esempio di integrazione tra storia, cultura e natura, un insieme di valori che sono cresciuti nel tempo grazie alla sapiente cura dei luoghi da parte dell’uomo.