Attenti ai vulcani di energia… negativa: è la cosiddetta “sindrome di Calimero”

di Rossella Palmieri

Una mia paziente utilizza spesso una frase che riecheggia nei nostri colloqui come un mantra di vita, della sua vita naturalmente e, credo, della vita di molte persone e di talune nemmeno in maniera consapevole. La frase, pronunciata rigorosamente in dialetto, e tradotta in italiano è la seguente “Tutte da me si raccolgono … le disgrazie”

Questo “mantra” ricorda frasi molto note come “Eh che maniere! Qui tutti ce l’hanno con me” oppure “E’ un’ingiustizia però” che, dagli anni sessanta in poi, hanno reso celebre il famoso pulcino dal nome “Calimero”: il pennuto è divenuto noto perché la serie di avventure che vive lo colpiscono costantemente ed abitudinariamente in modo negativo.

Quando questo atteggiamento, in cui si ha la sensazione di essere costantemente vittima di ingiustizie e di soprusi da parte degli altri e della vita in generale, diventa un’abitudine o uno stile di vita, allora si può parlare proprio di “Sindrome di Calimero” o “vittimismo cronico”.

Vittimismo, da non confondere assolutamente con vittima … non sono la stessa cosa, anzi parlano di due tipologie di persone ben distinte. A tutti noi, infatti, può capitare di subire un’ingiustizia o di vivere una disgrazia e la vittima affronta e gestisce l’ingiustizia subita facendo affidamento sulle sue risorse personali. Il vittimista, al contrario, sempre che sia reale l’ingiustizia subita (spesso loro percepiscono torti che, di fatto, non avvengono) non è realmente interessato alla risoluzione del problema ed utilizza quello che è accaduto per manipolare le altre persone.

Vulcani di energia…negativa e dannosa e fiumi in piena … ma di acque torbide e fangose, i vittimisti trasmettono sentimenti ed emozioni tutt’altro che positive, come la frustrazione, la delusione e la rabbia.

I famosi “mantra” che partono automaticamente nella loro testa “Sono proprio sfortunato. Capitano tutte a me. Sapevo che sarebbe finita così. Mai che me ne vada bene una” li fanno presentare agli altri come individui da compatire e perennemente insoddisfatti, facendo leva sulla compassione e sul senso di colpa delle persone che hanno di fronte ed alla fine ottengono sempre ciò che desiderano.

Però … beh si hanno sempre un “però”: essendo concentrati sempre e solo sul negativo delle situazioni, finiscono per trascurare ciò che di buono può esserci, quindi percepiscono gli eventi più gravi di quello che sono e questo intralcia la possibilità di trovare possibili soluzioni alle difficoltà necessarie per prendere in mano le redini della propria vita.

In effetti per loro è sempre colpa di qualcun altro, i disastri della propria vita (ma anche quei pochi eventi positivi che capitano loro) sono sempre indipendenti dalla loro volontà: la colpa è sempre degli altri ed anche qui vi è una frase che riecheggia spesso: “non è colpa mia”. Questo è un modo inconscio per deresponsabilizzarsi

Insomma se volessimo fare un Identikit del vittimista cronico troveremo le seguenti caratteristiche

  • Travisa ed altera la realtà: è fermamente convinto che la colpa di ciò che gli accade sia sempre degli altri, inoltre esasperando gli aspetti negativi degli avvenimenti tende a sviluppare un atteggiamento pessimistico nei confronti della realtà.
  • Non possiede una capacità di autoanalisi leale: è convintodi non avere alcuna colpa, di conseguenza, nonaccetta nemmeno le critiche costruttiveche arrivano dall’esterno. Le sue mancanze sono nulla, piccolezze che si possono perdonare e tollerare a confronto degli errori altrui che vengono giudicati intollerabili.
  • Cerca sempre un colpevole: è convinto che le altre persone agiscano sempre in mala fede e, di conseguenza, assume un atteggiamento sospettoso nei confronti delle loro azioni.
  • Trova conforto nel lamento.  L’unica cosa che rimane loro da fare è, quindi, lamentarsi, provando spesso un vero e proprio piacere nel farlo, perché in questo modo riescono ad attirare l’attenzione delle altre persone su di sé.

Naturalmente tutti abbiamo un amico, un parente o un conoscente che vive in “modalità lamento”. Queste persone che si lamentano sempre e nelle quali questo comportamento diventa un modo di essere più che di fare, fingono disastri nella propria vita, amplificano i problemi, li rendono pubblici e soprattutto, a detta loro, sono sfortunati e ripetono continuamente “povero me” credendo di esser loro i “tapini” delle situazioni. Naturalmente il vittimista non finge di soffrire, ma soffre veramente!

Cosa fare allora? Perché se ancora non è chiaro la “vera” vittima è proprio il consolatore, colui che vuole aiutare un vittimista. Sarebbe forse meglio, per chi viene a contatto con i vittimisti, intanto riconoscerli nel loro vero ruolo di carnefici e fittizio ruolo di “tapini”. Solo così possono “lavorare su sé stessi” (eventualmente in una psicoterapia) per imparare ad indossarli i “tappini” nelle orecchie (metaforicamente parlando) per non farsi inglobare dai sensi di colpa, smettere di assecondarli ed interrompere il circolo vizioso di una relazione che non sembra del tutto sana.

In Italia molte persone sono affette da questa sindrome, che per dire la verità non fa altro che aumentare il senso di ansia per chi la vive in prima persona, ma anche per chi li frequenta e per dirla tutta, attrae a dismisura una certa sorta di sfiga. Come comportarsi allora per non cadere nella trappola? Poca importanza e gentilezza. In sostanza con molta tranquillità bisogna evitare le discussioni con loro dicendogli chiaramente che non si ha voglia di ascoltare le lamentele. Forse loro non cambieranno molto, ma voi vivrete più tranquilli!