Un’estate al mare con una grande voglia di poter volare

di Massimo Veltri

In fondo a sinistra, accanto ai massi di protezione di quel braccio di mare, sotto un ombrellone basso basso s’acquattavano il nonno e il nipote. Come da due-tre anni a questa parte, scendevano sulla spiaggia presto,

quando l’acqua era limpida, calma, solo per loro e se ne andavano quando il martello del sole diventava implacabile.

Lui era nato e viveva in un borgo di quattro case in collina mentre il ragazzo di non più di otto-nove anni era cresciuto al nord, in una qualche città lombarda dove i genitori erano emigrati. Chiuse le scuole veniva in Calabria e restava, fra le pareti di casa e le onde del mare.Furono i primi che vidi, fra quelli che occupavano un posto su quel lato di costa appena giunto dalla città, aperta la casa, pronto a bagnarmi. Buongiorno, come va, com’e’ cresciuto, non una parola sui tre mesi che avevano sconvolto il mondo. Poi pure altri, altri habitué: il settantenne hippie con la moto easy rider, la famiglia giovane con figli giovani non ancora in vacanza, solo una gita, i due di Napoli, anziani e vitali. In lontananza qualche vela spezzava l’azzurro del cielo che si specchiava nel blu del mare e un treno urlava garrulo mentre posizionavo l’ombrellone per evitare assembramenti che si mostravano comunque  improbabili.In paese l’atmosfera sembrava la solita: il fruttivendolo, il giornalaio, il barbiere, eppure la luce era più opaca, smorta, ed erano le 11, quand’ero andato a fare la spesa. Su tutto regnava il silenzio e il vigile, di solito tanto solerte, era accasciato al bar, senza mascherina, col cappello in mano. Chiesi del sindaco e me lo indicarono: nella delegazione municipale, dov’era una volta la stazione ferroviaria. Ci salutammo e gli domandai che cosa aveva predisposto per il distanziamento in spiaggia e altre misure di sicurezza. Mi guardò imbarazzato, si strinse nelle spalle, poi fece: Già sono in tanti che sono in dubbio se fittarle ai villeggianti, le case: che faccio, pongo pure vincoli e divieti? Non replicai, ci salutammo e me ne tornai a mare.
L’area era pulita e odorosa e nella rada era arrivato un trialbero seguito da un codazzo di gabbiani abbaianti: dalla spiaggia se n’erano andati tutti.