Razzismo. Dopo la Coca Cola e Starbuks, altre multinazionali scaricano Facebook

di Luca Tagliavini

“Non c’è alcuna eccezione per la politica in nessuna delle azioni che sto annunciando”, ha assicurato. Ma le multinazionali hanno deciso lo stesso di boicottare

il social più diffuso al mondo. Insomma, si allunga la lista delle aziende che hanno deciso di boicottare Facebook e i social media: l’ultima a unirsi,

dopo la Coca Cola è il gigante del caffè Starbucks, che ha annunciato la sospensione della pubblicità su tutte le piattaforme. “Noi siamo contro i contenuti d’odio e crediamo che il mondo delle imprese e quello della politica debbano unirsi per realizzare un vero cambiamento”.

All’inizio erano solo piccole imprese, decine di aziende locali, una galassia di inserzionisti delusi da un mondo dei social troppo timido nel denunciare e combattere odio e razzismo all’interno delle proprie piattaforme. Poi, dopo lo tsunami di proteste seguito alla morte di George Floyd, il vero decollo della campagna di boicottaggio ‘Stop Hate for Profit’, a cui hanno cominciato ad unirsi big del calibro di Unilever, Verizon, Honda, Levi Strauss, North Face, Patagonia, fino all’adesione della multinazionale delle multinazionali, la Coca Cola.

Il colosso mondiale delle bollicine ha annunciato che sospenderà, almeno per un mese, tutta la pubblicità su Facebook, Instagram, YouTube, Twitter e altre piattaforme social Il colpo per Facebook può essere durissimo. Coca Cola e Verizon hanno speso lo scorso anno in pubblicità social oltre 22 miliardi di dollari a testa, il gigante anglo-olandese Unilever oltre 42 milioni, Honda America 6 milioni, mentre i jeans Levi’s hanno sborsato 2,8 milioni. E poi, sempre nel mondo dell’abbigliamento sportivo, Lululemon (1,6 milioni di dollari), Patagonia (6,2 milioni), The North Face (3,3 milioni).
Zuckerberg ha tentato di difendersi e, per fermare la fuga delle pubblicità, ha annunciato che Facebook inizierà a ‘etichettare’ e segnalare tutti i post che includono informazioni legate alle elezioni con un link, allo scopo di incoraggiare gli utenti a verificare i fatti. Inoltre arriveranno anche una stretta su una ampia categoria di contenuti d’odio e il bando degli spot che identificano una razza, una etnia, un orientamento sessuale o un genere come un “pericolo”.