Governo: martedì conferma delle misure di contenimento e proroga emergenza covid

di Rino Muoio

La questione della proroga dello stato d’emergenza per il covid, che tanto in queste ore impegna criticamente l’opposizione, con in testa Matteo Salvini, sta assumendo connotati per certi versi surreali. Il tutto nasce dall’esigenza

di una proroga della scadenza fissata per il 31 luglio che con ogni probabilità, martedì prossimo, il consiglio dei ministri fisserà per il prossimo 31 ottobre, anziché il 31 dicembre come si ipotizzava in un primo momento.

Nella stessa giornata il governo riferirà alle camere sulle motivazioni alla base della decisione, che tuttavia non sarà messa ai voti come alcune forze politiche vorrebbero, per il semplice fatto che si tratta di una misura di piena qualificazione emergenziale. Ma prima di analizzare il perché la scelta di allungare i tempi in realtà s’imponga, è necessario, per chiarire il contesto in cui ci troviamo, distinguere il prossimo provvedimento dell’esecutivo di cui abbiamo detto, dalla proroga delle misure di contenimento in atto, che riguardano ad esempio l’uso delle mascherine nei luoghi pubblici, i divieti di assembramento e quant’altro. La conferma di questi divieti oltre la fine del mese di giugno, passerà attraverso l’emanazione di un altro Dpcm, su proposta del ministro della salute. Un decreto che ricalcherà, in buona sostanza, l’ultimo approvato dal premier lo scorso 11 giugno e che, verosimilmente, non integrerà l’atteso riavvio di alcune attività come quelle delle discoteche, delle fiere e dei congressi. Saranno confermate le restrizioni per cinema, concerti e spettacoli in luoghi chiusi e aperti, e poi tutte le misure di distanziamento interpersonale, con gli accessi contingentati nei luoghi, negli esercizi e negli uffici pubblici. Si tratta, dunque, di misure di assoluta necessità che non possono certo essere messe in discussione e che sono valse, da quanto sono state adottate, l’abbattimento della diffusione del virus, e quindi dei contagi e dei decessi. Nessuno che abbia un minimo di sale in zucca può, dunque, pensare di poterle mettere in discussione o addirittura eliminare, perché costituiscono le uniche vere misure di prevenzione di cui la scienza in questo momento dispone, in attesa che arrivi al vaccino. Per conseguenza logica è verosimile ipotizzare che queste stesse restrizioni saranno poi estese fino all’anno prossimo. Anzi c’è da auspicarlo con convinzione. Fatta, quindi la distinzione tra Dpcm, che verrà adottato dalla presidenza del Consiglio nelle prossime ore, e proroga dello stato d’emergenza che verrà approvato dall’intero esecutivo per decreto, analizziamo il perché si tratta, per quest’ultimo, di un provvedimento assolutamente necessario. In realtà la dichiarazione dello stato d’emergenza è prodroma ad ogni atto del premier, ad ogni intervento che si vuole adottare. In un contesto del tutto emergenziale che è impossibile non riconoscere, le decisioni devono essere rapide, sintomatiche, e la stessa catena di comando e controllo deve essere inevitabilmente accorciata e non può prevedere passaggi parlamentari. Tutte cose previste dalla costituzione. La presunta deriva autoritaria, in un contesto emergenziale che autorizza il presidente del Consiglio a prendere decisioni in piena autonomia, è in realtà una stupidaggine data artatamente in pasto agli italiani per provare a mettere in discussione il governo e la sua leadership. In realtà l’unica preoccupazione vera per Salvini, Meloni e Berlusconi (che è certamente più avveduto degli altri) è quella di vedere aumentare i consensi personali di Giuseppe Conte e, di rimando, allontanarsi le elezioni alle quali sperano molto, che potranno arrivare solo per implosione interne alla maggioranza, non certo per le motivazioni sostenute dall’opposizione. Ma per tornare alla presunta compressione del ruolo del parlamento, ai “pieni poteri” al “golpe nascosto”  e addirittura alla iperbolica tesi della “sospensione democratica” sostenuta dalla destra, è utile riprendere le parole del professor Gustavo Zagrebelsky, che nelle scorse settimane a riguardo ha spiegato che “chi parla di costituzione violata in realtà non sa di cosa parla”