I giovani ignorano i vari misteri dell’Italia. Padellaro e Isman e il Paese occulto

di Paolo Pagliaro

Secondo i sondaggi, la maggioranza degli studenti pensa che la bomba a Piazza Fontana sia stata messa dalle Brigate Rosse.

Solo uno su dieci indica le responsabilità di gruppi neo-fascisti, come è stato accertato dai processi e come sta finalmente scritto anche sulle lapidi. Stiamo perdendo memoria di ciò che è stata l’Italia di 50 anni fa, dove ha le sue salde radici

l’odierno linguaggio dell’odio. Nel complesso la stagione delle bombe tolse la vita a 135 persone e ne ferì 500, con otto stragi in 15 anni. Una carneficina a cui ne seguì una di proporzionai ancor più devastanti, quella dei cosiddetti anni di piombo e della lotta armata. La stagione delle Brigate Rosse, del sequestro di Aldo Moro e dell’omicidio di Guido Rossa. Due giornalisti di razza che raccontarono quei fatti ai loro lettori, Fabio Isman e Antonio Padellaro, tornano a parlarne per restituirci un po’ di memoria e provare a dare se non un senso, almeno una spiegazione di quel disastro. “Andare per l’Italia degli intrighi” è la mappa che Isman affida al Mulino, in un tour dell’orrore che partendo da Piazza Fontana tocca piazza della Loggia a Brescia, la stazione di Bologna, via Fani a Roma, la base di Gladio ad Alghero e altri luoghi simbolo di quella stagione. Ne “La strage e il miracolo”, editore Paper First, Antonio Padellaro ricostruisce invece la storia dell’autobomba che il 23 gennaio 1994 avrebbe dovuto seminare la morte davanti allo stadio Olimpico, tra il pubblico e i carabinieri nel dopo-partita di Roma Udinese. In quel caso si sarebbe trattato di un attentato di mafia, nelle intenzioni il più sanguinoso tra quelli organizzati per indure lo stato a trattare. Il racconto di Padellaro, che quel giorno era allo stadio, spiega il contesto in cui maturò il progetto di strage fallito ufficialmente per un difetto del timer, ma forse per altre ragioni: inaspettate, favorevoli e ancora inconfessabili.