Pelageja, la madre della rivoluzione bolscevica di origine caprese

di Concetta Guido

Il presente è saturo di eventi e anche di commenti. Siamo in una fetta di storia eccezionale e di fronte a tanta materia narrabile io guardo indietro ed è nei romanzi che cerco ragionamenti, spunti e fascinazione antivirus.

Ecco cosa offro al Casinista, blog di un amico e collega che mi invita a partecipare al suo secondo numero “Pink”. Una fresca lettura di un romanzo che ha più di cent’anni:

“La madre” di Maksim Gorkij, uno scrittore dalla vita densa, complicata, esule in Italia, detto l’Amaro per le tante esperienze di sofferenza ma anche perché è questo il significato del suo nome in russo. L’opera, scritta nel 1906, è considerata il documento della sua adesione  alla rivoluzione ed è una storia universale di amore materno.

Pelageja Nilovna Vlàsova, la protagonista,  nasce sotto il sole di Capri, dove Gorkij ha vissuto dal 1906 fino al 1913, in fuga dalla Russia, accolto in un luogo che amò molto e dove poi tornò (dal 1924 al 1933 visse a Sorrento).

Lo scrittore ospitò sull’isola Lenin ma anche artisti, scrittori e varia umanità, da lui attratta come da una calamita. E’a Capri che si ragiona di realismo socialista e di scuola di tecnica rivoluzionaria. E’ a Capri che scrive il suo romanzo, considerato capolavoro, in poche settimane. Questa particolarità del personaggio Pelageja, creatura di un gelido  sobborgo operaio della Russia di inizio Novecento, concepita davanti a una finestra affacciata sui Faraglioni, in mezzo a pescatori, bambini scalzi, partite a scacchi, barbieri e cantate melodiche, me l’ha resa subito amica.

Vodka e violenza domestica

Pelageja è madre di Pavel, detto Paša ed è  moglie di un  fabbro rozzo, irsuto come un  gorilla, che la bastona ogni giorno.

Alta, un po’ curva, malinconica, con un’eloquente cicatrice sul sopracciglio destro, che si muove cercando di non fare rumore «e quasi di fianco come se temesse sempre di urtare contro qualcosa».

Muore il marito, nessuno più la batte, ma la paura ancora le resta addosso. E come se non bastasse, l’assale l’angoscia quando vede che il figlio non è come il padre, non si trasforma al tramonto, nell’ora in cui la «fabbrica cacciava fuori gli uomini dalle sue viscere di pietra come scorie inutili». Non beve, non fa a botte, è serio, forte, onesto e, poi, cosa più angosciante, legge libri proibiti, riceve “compagni”, a sera, attorno al samovar.

La rivoluzione a quarant’anni

Dentro la madre c’è una gigantessa, che era nascosta da quarant’anni. Si risveglia in mezzo ai primi vagiti della rivoluzione russa, in un mondo di giovani guerrieri pronti a morire pur di diffondere i loro opuscoli su libertà, ragione e verità. Impara, con vergogna e di nascosto, a leggere e pian piano si scopre vicina agli ideali del figlio.

Adesso dice cose che prima non avrebbe mai pensato di dire. Quando Pavel viene arrestato e deportato in Siberia, è lei a prendere il suo posto. Madre reale e madre spirituale del suo Paša e di tutti gli operai. Guarda con amore quelli che hanno imparato a riconoscere le spie e ad abitare la notte con i loro codici segreti e i fogli clandestini, ma anche e soprattutto, ed è qui che risiede il tratto più bello della sua madritudine, gli incattiviti, chi è pronto a farsi carnefice per paura, per abitudine alla carneficina.

Altre tre cose devo sul mio piccolo mondo costruito attorno a Pelageja. L’ho scoperta, come spesso capita, attraverso un film, non attraverso il libro. Il film in questione è “La madre” appunto, diretto da  Vsevolod Pudovkin nel lontano 1926, classificato nel 1958 dai critici di Bruxelles come uno dei dodici migliori film della storia del cinema di allora.

Seconda cosa:  l’edizione del romanzo di Gorkij che preferisco è il volume del 1968 della collana dei classici Fabbri ereditata da mio padre. Volumi eleganti e delicatissimi, irrinunciabili anche se insidiosi per chi, come me, è presbite e soffre di allergia alla polvere.

Ultima cosa: è uno dei personaggi più moderni delle letture antivirus di questi ultimi mesi. Evviva la madritudine.