Scuola, maturità in tempo di pandemia: sì, questa è stata la vostra notte

di Giuliana Scura

Erano bellissimi la sera prima degli esami, presidiavano la loro scuola, facevano le foto sulle gradinate. Cantavano accanto alle loro macchine conquistate da una manciata di giorni.

Alle 11 passate, nel pieno di una notte prima degli esami che sarà stata tale solo per pochi. Nessuno scritto da condividere, niente cartucciere old style o modernissimi file salvati sugli smart watch difficili da nascondere.

Emozioni ingoiate sul ciglio di una maturità che resta nella storia personale di ciascuno. Le ragazze comunque truccate, qualche tacco sotto i jeans, troppi sconti agli outfit senza quel pranzo dei 100 giorni. Non si può rinunciare a tutto. Nelle piazze dei propri istituti, nei luoghi di ritrovo, anche solo dentro di sé, questi esami li hanno cantati tutti. Perché reinventarsi e performarsi alle necessità e alle esigenze è la vera prova di una maturità raggiunta.

Nessuna notte? No. Questa notte. Che comunque è stata la vostra. Perché non cantarlo fortissimo? Costruire il proprio tempo in un altro tempo è quello che abbiamo sempre fatto, in fondo. Questi esami racconteranno altre storie e altre possibilità, racconteranno di determinazione, di lotta alla paura, di capacità di costruire  in un fermo temporale opportunità diverse.

Tralasciando tutto quello che si è snodato nelle dirette streaming (la Rete ha offerto supporto in termini sia di interessi musicali che di supporto psicologico fino alla presenza delle istituzioni), è in quei piazzali e in quegli edifici, festeggiati anche in questa strana notte, che abitano frastuono di sentimenti e silenzi e formule e simulacri di ognuno. E sono andati a riprendersi tutto esattamente come quelle mamme che vanno a recuperare gli astucci dei figli nelle aule deserte. È a notte fonda che si scende dai tacchi e si lasciano all’ingresso di casa le chiavi della macchina. Qualcuno è andato via prima perché è giorno di colloquio l’indomani. Per tutti è stata quella di sempre.